martedì 29 novembre 2016

IKUWA 6, è iniziato il maxicongresso mondiale di archeologia subacquea

Dopo una serie di attività precongressuali (tra cui un tour alle isole Abrolhos e un workshop di due giorni sull'uso delle nuove tecniche di rilievo tridimensionale in archeosub), ha preso finalmente il via  a Fremantle, sulla costa ovest australiana, il maxiconvegno IKUWA 6.

L'incontro, due anni dopo l'IKUWA 5 di Cartagena in Spagna,  permetterà per la prima volta di affrontare le tematiche della moderna archeologia subacquea con una prospettiva davvero globale: nutritissima, infatti, accanto agli specialisti europei e occidentali, la partecipazione di esperti provenienti dal continente asiatico e dall'Oceania.


A questo link è invece possibile scaricare il programma dettagliato con l'elenco dei relatori.

E' possibile infine scaricare l'intero abstract book utilizzando questo collegamento.


domenica 27 novembre 2016

Il relitto di Xlendi, conferenza di J.C. Sourisseau all'Orientale di Napoli

L'antichissimo relitto di Xlendi (Gozo), un'imbarcazione affondata verosimilmente nel VII secolo a.C. nell'arcipelago maltese e oggetto di recentissime campagne di esplorazione archeologica subacquea, sarà presentato a Napoli, presso l'Università "L'Orientale", lunedì 28 novembre.

La conferenza, a cura del direttore del Centre Camille Jullian (polo di eccellenza per l'archeologia navale antica) Jean-Christophe Sourisseau, permetterà di conoscere le ultime novità emerse dalle indagini, e le avanzate tecniche messe in campo per la documentazione del relitto in alto fondale.




domenica 20 novembre 2016

Cipro, un grande convegno per i cento anni dalla nascita di Honor Frost

Cipro si prepara a festeggiare con un grande convegno scientifico il centesimo anniversario dalla nascita di Honor Frost, pioniera dell'archeologia marittima mediterranea scomparsa nel 2010 dopo una vita spesa tra relitti e siti sommersi.

L'eredità della signora della nave è stata raccolta dal 2011 da una ricca Fondazione (Honor Frost Foundation) che supporta economicamente ricerche archeologiche subacquee nei vari Paesi del Mediterraneo, con un'attenzione particolare per le coste del Levante e per la Sicilia, in cui maggiore fu l'attività della studiosa.

C'è tempo fino al 15 gennaio per inviare un abstract e partecipare alla riunione, organizzata da Stella Demesticha e Lucy Blue e generosamente sponsorizzata dalla Fondazione, che avrà luogo a Nicosia dal 20 al 24 ottobre 2017.

Di seguito si riporta l'articolazione del convegno e delle sessioni tematiche.
Questo il link ufficiale per iscriversi.





The Honor Frost Foundation Conference of ‘Mediterranean Maritime Archaeology’ 
Nicosia, 20-24 October 2017

Sessions 
In the Footsteps of Honor Frost
(invitees only) 
Francis Martine Allouche, Elena Flavia Castagnino Berlinghieri

Connected by the Sea 
Bernard Knapp, Timmy Gambin 

Seafaring, Navigation and Maritime Space 
Pascal Arnaud, Julian Whitewright

Ports, Harbours and Anchorages in the Ancient Mediterranean: New Discoveries and New Approaches 
David Blackman, Kalliopi Baika

Maritime Cultural Landscape 
Dorit Sivan, Helen Farr

Maritime Transport Containers
Elisabeth Greene, Stella Demesticha 

Shipwrecks 
Carlo Beltrame, Deborah Cvikel

Ship Construction in the Ancient Mediterranean: Ship Construction in the Ancient Mediterranean: Methods, Driving Factors, and Cross-Cultural Exchange 
Cemal Pulak, Giulia Boetto

New Technologies and Maritime Archaeology 
Jon Henderson, Dimitris Skarlatos

Conservation and Archaeological Science 
Sturt Manning, Eleni Loizidou

Maritime Archaeological Management
Athena Trakadas, Nadine Panayot Haroun

Maritime Cyprus 
Laina Swiny, Justin Leidwanger

venerdì 18 novembre 2016

Svezia, un insediamento del Mesolitico sul fondo del Mar Baltico

C'è un insediamento di pescatori del Mesolitico, sul fondo del Mar Baltico: questa la scoperta di un gruppo di ricercatori dell'Università di Lund, che avrebbero individuato il sito nel corso di una ricognizione strumentale nelle acque a sud est delle coste sudorientali della Svezia, e che avrebbero poi proseguito le ricerche in immersione, rinvenendo grandi quantitativi di materiali.

Il sito, organizzato intorno a un'antica laguna costiera, era frequentato da comunità umane in grado di pescare per mezzo di strumenti, in un periodo in cui il livello del Mar Baltico era più basso di dodici metri rispetto a quello attuale. Tra i rinvenimenti più interessanti, un'ascia fabbricata lavorando un palco d'alce e contrassegnata da alcune incisioni, attualmente in corso di studio. 

I primi risultati della ricerca sono stati pubblicati su Quaternary International, e arricchiscono i nostri dati sulle fluttuazioni del livello marino dell'area baltica nel corso dei millenni. 


    

mercoledì 7 settembre 2016

V Convegno Nazionale di Archeologia Subacquea: il programma definitivo

E' tutto pronto a Udine per l'inaugurazione del V Convegno Nazionale di Archeologia Subacquea (8-10 settembre 2016).
A vent'anni dal primo Convegno Nazionale (Anzio 1996) e a sei dall'ultimo (Genova 2010), una nuova chiamata a raccolta per gli archeologi subacquei italiani.

Attraverso tavoli di lavoro tematici, e riservando il maggior spazio possibile alla discussione e alle proposte, gli organizzatori (Università di Udine - Soprintendenza Archeologia del Friuli-Venezia Giulia) auspicano di poter gettare le basi per una rifondazione della disciplina. 

Un modo di ripartire in un momento in cui le tante problematiche accumulatesi nel corso degli anni, e la scarsa attenzione rivolta al settore dal mondo politico, pur in una fase di ristrutturazione generale del comparto dei Beni Culturali, sembrano aver fatto perdere all'archeosub italiana la vitalità, la ricchezza di idee e progetti e la spinta del passato. 

Riportiamo di seguito il programma definitivo dei lavori:

Mercoledi 7 settembre, Civici Musei di Udine (Piazzale del Castello, 2)
Ore 19.00 Benvenuti a Udine
Visita al Museo Archeologico con il Conservatore (P. Visentini)

Giovedi 8 settembre, Palazzo di Toppo Wassermann (Via Gemona, 92)
Ore 8.30 Registrazione convegno
Ore 9.00 Indirizzi di saluto
Chairman: Massimo Capulli
Andrea Tabarroni - Direttore Scuola Superiore dell’Università di Udine
Furio Honsell - Sindaco di Udine
Francesca Musto - Assessore Provincia di Udine
Paolo Panontin - Assessore Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia
Corrado Azzollini - Soprintendente unico per l’Archeologia, Belle Arti e
Paesaggio del Friuli Venezia Giulia
Luigi Fozzati - Già Soprintendente Archeologia del Friuli Venezia Giulia
Roberto Pinton - Prorettore vicario dell’Università di Udine
Ore 10.00 Relazioni
Chairman: Alessandro Asta
Dallo scavo alla valorizzazione. Riflessioni sulla nave greca arcaica di
Gela (E. Tortorici, R. Panvini)
Tecnologie e archeologia subacquea. Strumenti al servizio della
conoscenza, tutela e valorizzazione del patrimonio culturale
subacqueo (M. Secci)
Materiali e strumenti innovativi per il restauro e la conservazione in
situ del patrimonio archeologico subacqueo (F. Bruno, M.
Muzzupappa, A. Gallo, G. Ritacco, A. Lagudi, M.F. La Russa, S.A.
Ruffolo, G.M. Crisci, M. Ricca, V. Comite, B. Davidde, S. Ricci, R.
Petriaggi)
Nuove tecnologie per la documentazione e la valorizzazione dei siti
archeologici subacquei: il caso studio del Relitto “Punta Scifo
D” (Crotone) (F. Bruno, A. Lagudi, M. Muzzupappa, L. Barbieri, M.
Lupia, G. Cario, S. Medaglia, S. Passaro, R. Petriaggi, R. Saggiomo)
Ore 11.00 Coffee break
Ore 11.30 Relazioni
Chairman: Annalisa Zarattini
Indagini archeologiche presso Lo Stagnone di Mozia (F. Oliveri)
Le mura ellenistiche di Otranto (Lecce, ITALY). Nuovi dati da recenti
ricognizioni subacquee lungo il Bastione dei Pelasgi (A. Cossa)
Le ricerche dell’Università di Napoli “L’Orientale” nelle villae
maritimae del Lazio meridionale: Gianola, Sperlonga, Gaeta (F.
Pesando, M. Stefanile)
Una peschiera romana in località Ardenza (LI) (F. Mazza)
Ore 12.30 Discussione
Ore 13.00 Pausa pranzo
Ore 14.30 Relazioni
Chairman: Pamela Gambogi
Ischia in età romana. Notizie preliminari sugli scavi subacquei di
Cartaromana (C. Gialanella, A. Benini)
Il relitto “Panarea 2” e le direttrici commerciali tirreniche dei
contenitori dell’ittiofauna siciliana (C. Bazzano, L. La Rocca)
Il relitto Camagi-Tomasello, a Acitrezza/Capomulini (P. Tisseyre)
La preistoria delle acque italiane: realtà, problematiche, prospettive
(L. Fozzati, A. Zarattini)
Grotte di Pertosa (SA): un contesto archeologico sommerso in
ambiente sotterraneo (F. Larocca, F. Breglia)
Archeologia subacquea dei bacini artificiali. Verifica preventiva
dell’interesse archeologico e controllo archeologico in corso d’opera
nei laghi di cava: le più recenti scoperte nel territorio ferrarese (G.
Bucci)
Ore 16.00 Coffee break
Ore 16.30 Relazioni
Chairman: Barbara Davidde
Archeologia nel Parco Nazionale dell’Arcipelago di La Maddalena.
Nota preliminare sull’approdo di Budelli (A. Porqueddu, P.G. Spanu,
M. Vacchi)
Recenti indagini archeologiche nel porto di Lipari (ME) (S. Tusa, P.G.
Spanu, R. La Rocca)
Archeologia globale dei paesaggi costieri nel Golfo di Oristano
(Sardegna centro-occidentale): Tharros e i suoi porti (E. Solinas, P.
Orrù, P.G. Spanu, R. Zucca)
Il porto antico di Lecce: nuovi dati per ricostruire una lunga storia
marittima (C.M. Amici, G. Ceraudo, I. Ferrari, A. Quarta, M.
Sammarco)
L'Archeologia subacquea e le Norme Uni 11366: luci e ombre della
normativa di settore in Italia (I. Lucherini)
Dendrocronologia e archeologia subacquea in Italia: situazione e
prospettive (N. Martinelli)
18.00 Discussione

Venerdì 9 settembre, Palazzo di Toppo Wassermann (Via Gemona, 92)
Ore. 9.00 Presentazione Tavoli di Lavoro
Chairman: Massimo Capulli
1) Archeologo subacqueo: chi è oggi costui? (Coordinatore: Luigi
Fozzati, Assistente: Salvatore Medaglia)
Lo statuto della disciolta AIAsub prevedeva laurea (quadriennale),
brevetto sub (indefinito) e la partecipazione ad almeno 5 campagne di
scavo subacqueo dopo la laurea.
Da allora l’università è cambiata, il MiBACT è cambiato (e sta
cambiando!), mentre la subacquea ricreativa si è frastagliata in più
scuole. Quali potrebbero essere oggi i requisiti minimi per definirsi
archeologo subacqueo? Su quali presupposti formativi può essere
riconosciuta questa figura? Quali i requisiti minimi che la PA dovrebbe
richiedere?
2) Nozione di paesaggio archeologico sottomarino e delle acque
interne: strumenti normativi, tutela e ricerca (Coordinatore:
Alessandro Asta, Assistente: Philippe Tisseyre)
Anche se abbiamo coscienza dell’esistenza e della specificità del
paesaggio subacqueo, le difficoltà inerenti alla sua tutela sono quasi
totalmente ignorate dal legislatore e non fanno eco ai progressi che
tale nozione ha avuto fuori acqua: un comitato dovrebbe costruire un
incontro, all’insegna della multidisciplinarietà, con proposte
provenienti da varie discipline e orizzonti geografici, al fine di definire
sia la nozione naturalistica di paesaggio subacqueo, sia la nozione
ancora più complessa di paesaggio archeologico/storico subacqueo, al
fine di proporre ai livelli nazionali delle direzioni di tutela specifica.
3) Comunicare l'archeologia subacquea: la sfida degli addetti ai lavori
per una corretta divulgazione (Coordinatore: Salvo Emma, Assistente:
Michele Stefanile)
La generale democratizzazione dell’informazione innescata dalla
diffusione dei nuovi media e delle reti sociali e partecipative sta
cambiando oggi il modo di comunicare l’archeologia subacquea: si
raggiungono più persone, ma si ingigantiscono al tempo stesso errori,
imprecisioni e falsi miti. Questo tavolo di lavoro intende esplorare
possibilità e limiti dei nuovi canali di comunicazione e stimolare la
discussione sul loro corretto utilizzo, e sul ruolo che in questo
potrebbero o dovrebbero giocare i professionisti dell’archeologia
subacquea.
4) Valorizzazione in situ: opportunità e limiti nel rendere fruibile il
patrimonio archeologico sommerso (Coordinatore: Massimiliano Secci,
Assistente: Giacomo Disantarosa)
Gli ultimi decenni hanno testimoniato una sempre crescente
attenzione verso gli aspetti che riguardano la valorizzazione e
fruizione del patrimonio culturale subacqueo. In questo la
Convenzione UNESCO ha giocato un ruolo fondamentale. Le attività
volte alla fruizione e valorizzazione del patrimonio sommerso
appaiono ben comprese e accettate a livello teorico, ma risultano
indeterminate per quanto concerne linee guida, best practices e
standard che possano rendere efficaci questi sforzi gestionali e di
tutela.
Ore 10.00
Discussione nei singoli Tavoli di Lavoro
Ore 11.15 Coffee break
Ore 11.45
Discussione nei singoli Tavoli di Lavoro
Ore 13.00 Pausa pranzo
Ore 14.30
Presentazione esito attività dei Tavoli di Lavoro (L. Fozzati, S.
Medaglia, A. Asta, P. Tisseyre, S. Emma, M. Stefanile, M. Secci, G.
Disantarosa)
Ore 15.15
Presentazione pannelli Mostra: ARCHEOLOGIA SUBACQUEA 2.0
Ore 16.00 Coffee break
Ore 16.30
Discussione e votazione documento unitario sul futuro della disciplina
Chairman: Sebastiano Tusa
Ore 18.00 Partenza per visita Fiume Stella (pullman da Piazzale Osoppo)
Ore 19.30, presso edificio del Marinaretto (Via del Traghetto 3, Palazzolo
dello Stella)
Saluti Mauro Bordin - Assessore alla Cultura del Comune di Palazzolo
dello Stella
Anaxum Project, Archeologia e Storia di un Paesaggio Fluviale: sei
anni di ricerca e didattica (M. Capulli)

Sabato 10 settembre, Palazzo di Toppo Wassermann (Via Gemona, 92)
Ore 9.00
Chairman: Luigi Fozzati
Archeologia subacquea e Ministero dei Beni Culturali (C. Mocchegiani
Carpano)
Archeologia subacquea e Università (P.G. Spanu)
L’archeologia subacquea nel panorama internazionale (S. Tusa)
Ore 10.30 Coffee break
Ore 11.00 Tavola rotonda aperta
Presentazione documento unitario sul futuro del Patrimonio Culturale
Sommerso (M. Capulli)
Introducono la discussione:
Andrea Zannini - Direttore Dip. di Studi umanistici e del patrimonio
culturale, Università di Udine
Caterina Bon Valsassina - Direttore generale per l'Archeologia, le Belle
Arti e il Paesaggio del Mibact
Salvatore Agizza – Associazione Nazionale Archeologi
Paola Zanetti – IDRA-Archeotecnica: Archeologia & Ambiente
Ore 13.00 Chiusura lavori

Mostra ARCHEOLOGIA SUBACQUEA 2.0 (poster)
Cura Riparum – Archeologia e memoria dei fiumi (A. Asta)
Portus Vadorum. Nuovi dati sulla frequentazione della rada di Vado
Ligure (SV) (S.L. Trigona, F. Occelli)
Ricerche archeologiche lungo la costa di Crotone (D. Marino)
The Preservation in situ come opzione prioritaria. Sperimentazioni in
alto Adriatico della direttiva UNESCO (M. Capulli)
Egnazia (BR): valorizzazione e fruizione delle strutture sommerse lungo
il litorale (A. Ciancio, G.P. Colucci)
Archeologia subacquea e la ricostruzione dei paesaggi costieri: il caso
del Korakodes Portus (Sardegna centro-occidentale (I. Lucherini, E.
Solinas)
Il progetto Nora e il mare: scenari ricostruttivi e previsionali dello
spazio costiero (F. Carraro, M.C. Metelli)
Tecniche edilizie antiche con reimpiego dalla laguna di Venezia: lettura
delle strutture sommerse (A. Pellegrini)
Nuove ricerche nell'area umido-subacquea di Palu' di Livenza (Caneva -
Polcenigo, PN) (M. Bassetti, N. Degasperi, L. Fozzati, R. Micheli, N.
Martinelli)
L’archeologica subacquea al lago di Bolsena: dalle prime scoperte ad
oggi. Tutela e valorizzazione del patrimonio sommerso del
comprensorio vulsino: nuovi approcci metodologici nelle nuove
ricerche (P. Petitti, A. Sciancalepore, E. Severi)
Protezione in situ di strutture architettoniche sommerse con l’impiego
di fronde artificiali: il caso di studio di Baia, Napoli (Parco Sommerso -
Area Marina Protetta) (B. Davidde Petriaggi, S. Ricci, F. Antonelli, C.
Sacco Perasso, D.J. Gregory)
Il ruolo delle nuove tecnologie nella restituzione, interpretazione e
fruizione dei siti in altofondale: il caso dei relitti profondi di Panarea
(isole Eolie) (S. Emma, R. La Rocca)
I relitti profondi della rotta commerciale Nord siciliana: il caso del
“Messina 1” (R. La Rocca, C. Bazzano)
Il relitto di Marzamemi I e le rotte di commercio del marmo
dall’Oriente in età imperiale (G. Avola)
Il relitto di un mercantile del XVIII secolo nelle acque saudite del Mar
Rosso (C. Zazzaro, R. Loreto)
Il cosiddetto relitto di Pignataro di Fuori, Lipari (ME). Un riesame del
contesto archeologico alla luce delle indagini archeometriche (A.
Mazza)
La conservazione preliminare dei manufatti dal relitto di Gnalić
(Croazia) (M. Grisonic, A. Gobbi)
Il relitto di Domu 'e S'Orku: un’antichissima imbarcazione naufragata
nella costa di Arbus (Sardegna centro-occidentale) (A. Ardu, L. Garau)
“Our group has spent several season working near Taranto”: le
ricerche archeologiche subacquee del litorale tarantino di Peter
Throckmorton e la rilettura dei relitti Madonnina A e B (G. Disantarosa,
A. Alessio)
La Grande Guerra raccontata tramite le tracce custodite dal mare (A.
Zarattini, F. Rossi)
Il porto e l’entroterra. La foce del fiume Carboj (Sciacca – Agrigento) e
l’insediamento costiero nella Sicilia Centrale (A. Alfano, M. Bonaviri)
Indagini subacquee presso la città di Elaiussa Sebaste (Turchia): porto
tra Oriente e Occidente (F. Pipere)
Leucosia, Castellabate (Salerno). Dalle suggestioni mitiche ai dati
archeologici (S. Agizza)
Nuovi dati sulle peschiere del litorale di Astura (A. Villani)
Porti, approdi e scambi: merci e manufatti tra la Valle dello Jato e la
Piana di Partinico (Palermo) (A. Alfano, V. Purpura)
Una spada medievale dalle acque dell’isola di Martignano (M. Capulli,
A. Milocco)
La cava sommersa di Soverato (CZ) (A. Ruga, F. Laratta, F. Tortorici)
Le ceramiche del sito di Porticciolo (KR) (M.G. Aisa, F. Laratta, I.
Fabiano)

mercoledì 3 agosto 2016

Archeosub, l'ISCR recluta archeologi, professionisti e imprese

Buone notizie per l'archeologia subacquea: l'Istituto Superiore per la Conservazione ed il Restauro si appresta ad inaugurare una densa stagione di progetti focalizzati sulla tutela, valorizzazione e messa in rete del patrimonio subacqueo di Campania, Calabria e  Puglia (progetto MUSAS), ed ha avviato le selezioni comparative per il conferimento di dieci incarichi di collaborazione. 

I progetti, finanziati dal Programma Operativo Nazionale (PON) "Cultura e Sviluppo" FESR 2014- 2020, permetteranno di mettere a frutto anni di ricerche e sperimentazioni sui materiali, condotte nei siti sommersi e semisommersi dell'Italia centrale e meridionale, e saranno un'occasione unica per la valorizzazione di siti come Baia, Egnazia e Kaulonia, caratterizzati da un'incredibile ricchezza di resti antichi eccezionalmente conservati.

A margine sono iniziate anche le indagini di mercato per conoscere le manifestazioni di interesse da parte di imprese per l'affidamento di un servizio di noleggio di mezzi nautici e assistenza ai subacquei nei siti sommersi oggetto dei lavori. 

Maggiori dettagli, insieme alle procedure per candidarsi, sono disponibili alla pagina:
http://www.icr.beniculturali.it/pagina.cfm?usz=1&uid=516 

domenica 24 luglio 2016

Le spettacolari immagini del relitto di Acitrezza (CT)

Mentre il MiBACT si appresta a rimpinguare finalmente l'organico con 500 nuove assunzioni (da domani, a Roma, le prove preselettive del nuovo concorso), nessuna delle quali orientata nello specifico verso l'archeologia subacquea, e mentre la riorganizzazione generale del Ministero e dell'intero comparto Cultura della nazione procede, ancora una volta senza alcun riferimento esplicito al patrimonio subacqueo italiano, ci pensa, al solito, la Soprintendenza del Mare della Regione Siciliana a mostrare cosa giace sui nostri fondali e quanti e quali eccellenti lavori si possano eseguire, investendo risorse e promuovendo competenze e professionalità.

Sono stati appena diramati alcuni degli splendidi risultati dei recenti lavori condotti sul relitto romano di Acitrezza sotto la direzione del Soprintendente del Mare Sebastiano Tusa, con il coordinamento dell’archeologo responsabile di zona Philippe Tisseyre e con il contributo di Salvo Emma per l'elaborazione dei dati in 3D; degni di nota la collaborazione tecnica del diving “Oceano Mare” di Massimo Ardizzoni che ha realizzato le riprese, e il supporto logistico offerto dal diving DNA Shock di Catania.


Secondo quanto comunicato dalla Soprintendenza, il carico, complesso, si presenta come un cumulo di anfore di almeno cinque tipi ed è molto interessante per comprendere il commercio marittimo e le rotte di redistribuzione nell'antichità. Al carico principale, composto da anfore greco italiche “di transizione” provenienti dalla Campania o dall'Etruria, si affiancavano alcune anfore Dressel 1C (una delle quali è stata recuperata durante le operazioni) e Lamboglia 2, e alcune anfore globulari di piccolo modulo. Una composizione che suggerirebbe un itinerario con numerosi scali o, più probabilmente, l'allestimento di un carico eterogeneo in un vero e proprio hub di redistribuzione, punto di arrivo e partenza per merci provenienti da differenti settori del Mediterraneo.

La ricostruzione 3D del relitto (lungo approssimativamente 15 metri e largo 4), che giace a una profondità compresa tra 65 e 80 metri ed era stato segnalato per la prima volta nel 2011 da G. Camaggi e G. Tomasello, è frutto della rielaborazione di oltre 1500 fotografie. I lavori proseguiranno ora con l'utilizzo di un ROV e permetteranno di approfondire la conoscenza del sito, che ha restituito anche le due ancore in piombo con ceppo e contromarra dell’imbarcazione, alcune tegole e un lungo tubo di sentina disposto sopra le anfore (preziosa indicazione del processo formativo del relitto probabilmente rovesciato di tre quarti sul fondale).

Il sito, informa la Soprintendenza, regolato dall'ordinanza dalla Capitaneria di Porto di Catania 121/2011, è tuttora visitabile, a condizione di essere in possesso di brevetti tecnici e sotto la guida dei diving center autorizzati.




lunedì 27 giugno 2016

Ritorno a Nemi: volontari visionari a caccia della terza nave di Caligola

Nuove ricerche, a partire dal prossimo 4 luglio, sul fondo del lago di Nemi, per cercare la 'terza nave' di Caligola: questo il contenuto di un articolo comparso oggi sulle pagine de Il Tempo, accompagnato dal solito, stucchevole titolo fantarcheologico e indianajonesco ("A Nemi si cerca l'arca perduta" - qualcuno spieghi al giornalista che, tra l'altro, l'arca di Indiana Jones era una cassetta, e non una nave come l'arca di Noé!).

Questi i fatti, in estrema sintesi: sul fondo del lago di Nemi, a due passi da Roma, come è noto, negli anni Venti si recuperarono due gigantesche navi-palazzo, appartenute all'imperatore Caligola; note da sempre, avvicinate, toccate, ferite e saccheggiate nel corso dei secoli, furono infine tirate in secca con una megalomane operazione di Benito Mussolini ('a  cui si deve oggi il merito di aver realizzato una delle più straordinarie imprese archeologiche del ventesimo secolo' scrive con leggerezza il disinformato giornalista del Tempo); dopo pochi anni i due straordinari relitti, ospitati in un gigantesco museo ancor oggi visitabile, andarono a fuoco in un incendio connesso agli eventi della Seconda Guerra Mondiale. 

Oggi, un gruppo di sub volontari, guidati dall’architetto Giuliano Di Benedetti, promotore del progetto, ha pianificato un tuffo nel punto più profondo del lago (-33 mt.) per verificare l'esistenza di una terza nave, di cui ci sarebbe traccia nelle relazioni di Fusconi, uno degli individui che saccheggiò i primi due relitti nell'Ottocento. 

Scettica, giustamente, la Soprintendenza: Giuseppina Ghini, che da anni lavora nell'area nemorense, conosce bene il bacino e sa che anche se in acqua esistono ancora reperti da documentare (per i quali dovrebbe partire a breve un lavoro scientifico), la fantomatica terza nave è un'invenzione

Dal canto nostro, ci auguriamo che il tuffo dei sommozzatori, sia esso un buco nell'acqua o no, non si trasformi in una caccia al tesoro, e che l'architetto visionario e i suoi compagni in muta siano accompagnati da archeologi subacquei qualificati, che possano vigilare sulle operazioni e sulle presunte ricerche. 

A scanso di equivoci, vale la pena ricordare che la Convenzione UNESCO per la Protezione del Patrimonio Culturale Subacqueo, scritta nel 2001, assimilata dall'Italia nel codice del 2004 e ufficialmente ratificate nel 2009 è molto precisa al riguardo delle competenze:
VII. Competence and qualifications 
Rule 22. Activities directed at underwater cultural heritage shall only be undertaken under the direction and control of, and in the regular presence of, a qualified underwater archaeologist with scientific competence appropriate to the project
Rule 23. All persons on the project team shall be qualified and have demonstrated competence appropriate to their roles in the project. 
Forse, al netto delle suggestioni indianajonesche, sarebbe ora di mettere da parte la fantarcheologia, e pensare a una gestione corretta e matura delle nostre ricchezze sommerse. 

venerdì 17 giugno 2016

La redenzione del tombarolo. Sub pentito restituisce reperti trafugati in mare

Colto da improvvisa e provvidenziale redenzione, spaventato dalle conseguenze penali del suo gesto o semplicemente scoraggiato di fronte alla difficoltà di smerciare articoli 'scottanti' sul mercato nero? Non sapremo mai, probabilmente, quale è stata davvero la causa che ha spinto un sub sardo, dopo aver lungamente spolpato e saccheggiato i fondali di Posada (NU), a restituire oltre 140 reperti trafugati alla comunità.

Marmi, anfore, oggetti lavorati; cocci senza valore e materiali scolpiti; elementi di bronzo e almeno una contromarra di un'ancora: c'è un po' di tutto nel bottino di reperti archeologici di età romana che il saccheggiatore pentito ha abbandonato sotto una quercia della campagna sarda. E che ora sono sotto esame da parte dei funzionari della Soprintendenza, i quali sperano, grazie alle indicazioni dello stesso sub, di poter eseguire a breve un sopralluogo sui fondali su cui, verosimilmente, doveva essersi posato il relitto di  almeno una nave. 

Sarà una buona occasione, allora, per valutare anche i danni che l'incauto subacqueo ha arrecato a un contesto unico e prezioso; perché al di là della soddisfazione per il recupero degli oggetti, altrimenti ignoti alla comunità scientifica e sottratti a quella società civile cui spetterebbero di diritto, resta il rammarico per un'azione di recupero non autorizzato che in ogni caso avrà alterato il fragile equilibrio del sito sommerso, compromettendo per sempre una grande quantità di dati riconoscibili solo dallo studio e dalla documentazione del relitto in situ.




domenica 29 maggio 2016

V Convegno Nazionale di Archeologia Subacquea: la call for papers


Archeologia Subacquea 2.0, il V Convegno Nazionale di Archeologia Subacquea previsto ad Udine per il prossimo settembre (dall'8 al 10 presso la sede di Palazzo Garzolini di Toppo-Wassermann), si avvicina e, completata la call e la valutazione per i tavoli di lavoro, è ora il momento di rispondere alla call for papers relativa ai singoli interventi.

C'è tempo fine al prossimo 15 giugno per sottoporre al comitato scientifico le proprie proposte.
La call completa, con tutte le informazioni, è disponibile qui:

venerdì 29 aprile 2016

Il cavallo di Troia, la balena di Pinocchio e la comunicazione dell'archeologia

Sta avendo grossa risonanza mediatica, in queste ore, un articolo del Corriere  relativo alla teoria dell'archeologo bresciano Francesco Tiboni in merito al Cavallo di Troia, da lui interpretato come una  nave fenicia dal nome Hippos. Tesi che sarà presto pubblicata in un paper per Archaeologia Maritima Mediterranea e in un articolo divulgativo per Archeologia Viva.

Tra gli addetti ai lavori, oggi sempre più in rete grazie anche ai social network, si è rapidamente accesa un'animata discussione: che il Cavallo di Troia fosse in realtà una nave, è teoria vecchia e ampiamente pubblicata, anche in studi recenti (da ultimo J. Ruiz de Arbulo "Los navegantes y lo sagrado. El barco de Troya. Nuevos argumentos para una explicación náutica del caballo de madera." In: X. Nieto y M.A.Cau (Eds): Arqueología Náutica Mediterránea, Monografies del CASC, 8, Girona,2009, 535-551). Tiboni, esperto di navigazioni per ambiti cronologici molto antichi, porta la ricerca più in là, confutando l'idea già diffusa di una nave sacra, e riconoscendo una tipologia precisa. 

Come spesso accade, è il sensazionalismo dato alla 'scoperta', e la ricerca dello scoop in una materia che procede su ritmi diversi, a penalizzare, in ultimo, il lavoro di un bravo studioso: anche al netto delle palesi imprecisioni del giornalista (a cominciare dal vascello del sommario), è forse il tono inutilmente trionfalistico del pezzo, il racconto indianajonesco della folgorazione dell'archeologo su una pagina di Pausania, la critica agli scettici,
a indurre all'errore, deformando un'idea scientifica di sicuro fascino, ma tutta da dimostrare (attendiamo con curiosità il paper per AMM) in una scoperta storica di portata globale.

A volte, purtroppo, si è così presi dall'idea di riscrivere la storia (a scanso di equivoci: ci riferiamo qui al giornalista, non allo studioso), che si finisce per ignorare il fatto che in ogni convegno e in ogni volume di riviste scientifiche, ci sono decine di nuovi studi, reinterpretazioni, riscritture. E allora, paradossalmente, per un archeologo come Tiboni, che, per chi non lo sapesse, ha lavorato nei porti di Genova e Taranto, ha scavato relitti importanti e pubblica spesso reperti di eccezionale interesse (tra gli ultimi, alcuni alberi di navi antiche), la visibilità maggiore arriva oggi su una annunciata (e non ancora edita) rilettura di un passo omerico che, beninteso, rifletterà anche temi e immagini di un mondo lontano, ma che resta pur sempre suggestione letteraria

E allora non ce ne voglia lo studioso, non si critica qui la sua posizione. Ci si limita a rilevare che la comunicazione dell'archeologia ha ancora qualche ruggine nel districarsi tra le mille storie del passato, tutte da raccontare.

martedì 19 aprile 2016

Furto a bordo dell'André Malraux, saccheggiato il gioiello dell'archeosub francese

Tra le imbarcazioni appositamente costruite per la ricerca archeologica sottomarina, l'André Malraux, a disposizione dei francesi del DRASSM (il Dipartimento di Ricerche Archeologiche Sottomarine) dal 2012, è certamente una delle più avanzate e meglio equipaggiate. 

Sembra, però, secondo quanto riportato da La Provence, che la nave,  solitamente impegnata su relitti e siti sommersi, ma talvolta ormeggiata anche per lunghi periodi alla sua base di Marsiglia, subisca da un po' di tempo atti di vandalismo più o meno gravi: ciurme di ragazzini che si arrampicano a bordo ("a volte anche in gruppi di 20 o 30") o che tentano di mollare gli ormeggi, piccoli o grandi furti.

L'ultimo episodio, pochi giorni fa, quando ci si è resi conto che dalla Malraux mancavano attrezzature per oltre 200.000 euro. Un conto salato, che ricorda gli 80.000 euro di danni subiti dalla precedente nave del DRASSM, l'Archéonaute.


venerdì 8 aprile 2016

La Spezia, localizzato il relitto dell'incrociatore Gioberti

Continuano a regalare sorprese le ricerche archeologiche in alto fondale nate nell'ambito degli accordi di collaborazione fra il MIBACT e la Marina Militare: stavolta dal mare riemerge la storia del Regio Cacciatorpediniere Vincenzo Gioberti, protagonista durante la Seconda Guerra Mondiale di oltre 200 missioni di guerra, e appena localizzato nei pressi dell’isola del Tino, nel Golfo di La Spezia, a circa 600 metri di profondità.

Il rinvenimento del relitto, affondato da un sommergibile il 9 agosto del 1943, è stato reso possibile grazie alle strumentazioni per ricerche profonde progettate dall’ingegner Guido Gay e installate sul catamarano Daedalus. Alla missione di documentazione, sul cacciamine Gaeta, hanno poi partecipato tecnici della Soprintendenza Archeologia della Liguria e lo stesso scopritore Guido Gay.

Il cacciatorpediniere Gioberti, lungo 106,7 metri e in grado di raggiungere una velocità di 39 nodi, faceva parte della 9^ Squadriglia Cacciatorpediniere con i gemelli della classe “Poeti” Alfieri, Oriani e Carducci. Costruito nel cantiere O.T.O. di Livorno fu varato nel 1936 e consegnato alla Marina l’anno successivo. 
Durante il conflitto 1940-43 partecipò a 216 missioni di guerra, tra le quali 12 di ricerca del nemico, culminate nelle battaglie di Punta Stilo, Capo Teulada, Gaudo e Matapan, Prima Sirte, Mezzo giugno e Mezzo agosto. 
Scortò con successo 60 convogli, ed eseguì 31 missioni di trasporto urgente di truppe e materiali, oltre a bombardamenti controcosta, pose di mine e caccia antisom, percorrendo complessivamente 74.071 miglia.





lunedì 4 aprile 2016

Un "galeone" nelle acque di Giulianova (TE), e la solita storia della caccia al tesoro (con forziere e dobloni)

Sembra confermata la notizia, trapelata da poche ore, del rinvenimento di un relitto nelle acque di Giulianova (TE), lungo il litorale adriatico abruzzese. La scoperta sarebbe da attribuirsi a Walter Squeo, segretario regionale di Federpesca Abruzzo e capo del consorzio di gestione delle vongolare, che avrebbe dichiarato, rientrando da un'uscita di raccolta di molluschi: “All’interno di uno dei cestini ho trovato una strana bottiglia contenente ancora del liquido, apparentemente vino. Inoltre in quel punto l’acqua era così limpida che si riusciva a vedere il fondale, nonostante il moto ondoso dei giorni precedenti. Io ho avuto l’impressione che ci fosse uno scafo adagiato su un fianco con un grosso albero al centro”.

Si tratterebbe di un galeone, secondo quanto riferito (ma chi si occupa di archeologia subacquea sa bene quanta confusione esista quando ci si riferisce a una qualsiasi imbarcazione a vela): "su questi fondali, a meno di 2 miglia dalla costa, ad una profondità di appena 9 metri, giace un’imbarcazione che avrebbe all’incirca 300, forse 400 anni. Sembra un galeone, di quelli con alberi maestosi che solcavano i mari caraibici agli inizi del XVIII secolo."

Il sindaco Mastromauro, dopo una breve ricognizione della Croce Rossa Italiana (sic!) ha rilasciato un'intervista affermando che "si tratta di una scoperta che ha dell’incredibile, se confermata. Valuteremo l’ipotesi di creare un museo subacqueo in quel punto. Chiaro che i tesori dovranno essere recuperati. E credo che al Comune di Giulianova spetti anche una parte del valore. Mi hanno riferito che sotto uno strato di mezzo metro di sabbia e fango potrebbe trovarsi persino un forziere contenente pietre preziose e monete in oro. Il valore? Per adesso inestimabile. Ma potremmo superare i 30milioni di euro”.

La scoperta di un relitto nella zona è senza dubbio possibile (si pensi al cd. galeone di Pesaro), anche se il fondo sabbioso dell'Adriatico e l'impatto della pesca a strascico non facilitano le ricerche archeologiche.  Colpisce, comunque, la quantità di imprecisioni e di informazioni fuorvianti rilasciate a mezzo stampa. A cominciare dalle foto di strane anfore e cannoncini pubblicate ad esempio qui e riprese nella pagina facebook MIBACT Archeomar.

Si tratta in realtà dei cannoni del galeone San José, scoperto in Colombia e annunciato alla stampa lo scorso 6 dicembre [ne parlavamo qui]: le foto sono quelle ufficiali rilasciate dal governo colombiano.
Pericolosa anche la definizione di tesoro in mare, per un sito ancora non al sicuro e potenzialmente allo scoperto. Assolutamente delirante, poi, la stima del suddetto 'tesoro' in un valore di trenta milioni di euro, così come le immagini romantiche del forziere con oro e dobloni (degne di un buon film Disney, o di un kit Lego), e le rivendicazioni di un presunto premio per il Comune (!).

Per non parlare delle presunte dispute tra campanili:
C’è un aspetto però che Mastromauro non tiene al momento in considerazione. Lo scafo è adagiato, secondo le coordinate fornite da Squeo e dai rilievi del nucleo sommozzatori con il sistema Gps, tra Giulianova (lato di poppa) e Cologna Spiaggia (lato di prua), quindi nel territorio comunale di Roseto. Il sindaco Enio Pavone questa mattina sarà informato dalle autorità. E’ chiaro che potrebbe aprirsi un contenzioso. Ma non spetterà né a Mastromauro, né a Pavone prendere decisioni. Bensì alla Soprintendenza del Mare ai Beni Archeologici Subacquei.
Si tranquillizzino, sindaci e articolista: in Italia non esiste nessuna Soprintendenza del Mare ai Beni Archeologici Subacquei, anche se tante volte si è pensato di crearne una sul modello dell'esistente (quella, si) Soprintendenza del Mare della Regione Siciliana. E in ogni caso le (chiare) leggi dello Stato in maniera di rinvenimenti, terrestri e subacquei, non permetteranno liti tra sindaci.

Cautela. Nel caso di rinvenimenti subacquei ci vorrebbe sempre cautela. E politici, giornalisti, "scopritori" dovrebbero pensarci. Speriamo che nel forziere del galeone, tra dobloni e preziosi, trovino anche un po' di buon senso.


Giulianova, tesoro in mare...


mercoledì 23 marzo 2016

Sicilia, dispositivi high tech per visite interattive ai siti archeologici sommersi

Non smette di stupire, la Soprintendenza del Mare: è stato appena presentato a Palermo un nuovo sistema di fruizione in immersione dei siti archeologici subacquei, basato su dispositivi portatili high-tech, in grado di fornire informazioni dettagliate su siti, relitti e reperti delle acque siciliane.

Un po' come per i musei sulla terraferma, dove sono ormai sempre più diffuse le etichette interattive basate sui QR codes decodificabili dagli smartphone. Con un sistema simile, i subacquei potranno puntare i loro apparecchi su apposite targhette, assicurate con piccole boe a relitti, anfore e ceppi d'ancora; in un attimo, sul display scafandrato del dispositivo compariranno tutte le informazioni richieste, in italiano o in inglese, per un'esperienza finora impensabile. 

L’innovativo sistema sarà in funzione nei sette itinerari culturali subacquei realizzati nell’ambito del Programma Operativo Interregionale Attrattori culturali, naturali e turismo (POIn) con il progetto “Itinerari Culturali Subacquei in Sicilia”. A Taormina sarà quindi possibile visitare il cosiddetto “Relitto delle colonne”, a Capo Passero il Relitto dei marmi, a Ustica Punta Falconiera e Punta Spalmatore, a Noto il Relitto delle anfore, a Marettimo il Relitto dei cannoni e a Marzamemi ancora il Relitto delle colonne.

“La divulgazione e la valorizzazione del patrimonio culturale sommerso - ha dichiarato il Soprintendente Sebastiano Tusa - sono state fin dagli inizi fra le attività più sentite della Soprintendenza del Mare, con la progettazione e l'attivazione di percorsi/itinerari o parchi archeologici subacquei visitabili in linea con i principi della Convenzione Unesco sulla protezione del patrimonio culturale sommerso. Tale iniziativa si basa sulla convinzione che la tutela del mare non può prescindere dalla conoscenza e dalla sensibilizzazione non solo dei cosiddetti addetti ai lavori, ma anche del pubblico più vasto. Laddove l’immersione risulta difficile abbiamo così sperimentato con successo i primi sistemi di telecontrollo e telefruizione a distanza ponendo alcune telecamere subacquee nei pressi di un relitto e rimandando il segnale a terra mediante cavi e trasmissione via etere. [---] Questo progetto contribuisce in maniera rilevante ad accrescere la riconoscibilità ed il valore sociale e culturale di un patrimonio – quello culturale sottomarino – a lungo negletto e, soprattutto, in balia di pochi speculatori. E' un progetto che accresce in maniera esponenziale il valore dell’offerta culturale che emana dal patrimonio storico-archeologico sottomarino siciliano, con ricadute non indifferenti sia sull’incremento del livello di conoscenze della popolazione sia nell’offerta turistica culturale della Sicilia”.

Investimenti sulla valorizzazione e sull'arricchimento delle esperienze di fruizione dei siti sommersi: ancora una volta, è la Sicilia a mostrare la strada.






mercoledì 16 marzo 2016

Ricerche in Oman sul relitto dell'Esmeralda di Vasco da Gama

Sul fondo di una baia incontaminata nell'isola di Al Hallaniyat, a 45 km dalle coste meridionali dell'Oman, un gruppo di ricercatori sta documentando da tempo i resti di un antico naufragio. 
Secondo le fonti ufficiali, potrebbe trattarsi dell'Esmeralda, una delle più antiche navi della Carreira da India, appartenuta alla flotta di Vasco da Gama e capitanata da suo zio, Vicente Sodré, affondata nel 1503 durante un fortunale.  



Monete, ceramiche e armi rinvenute semicelate da alcune grandi concrezioni sul fondale, sembrano in effetti suggerire che la nave affondata al largo della Penisola Arabica fosse una nao di grandi dimensioni, armata pesantemente, affondata nei primissimi anni del XVI secolo: il che, grazie anche alla ricchissima documentazione proveniente dagli archivi portoghesi, rimanda all'Esmeralda o alla São Pedro, naufragate in circostanze simili, durante la stessa spedizione (più verosimilmente la prima, che viaggiava in un convoglio separato ed era maggiormente armata). La data del 1498 sulla campana di bordo, i numerosi cruzados di Dom Manuel, le armi e le artigliere forniscono cronologie coerenti e ben definite; per non parlare di un indio d'argento, la ghost coin manuelina: una moneta rarissima (se ne conservava finora un solo esemplare) emessa per le spedizioni nelle Indie Orientali  per appena cinque anni, dal 1499 al 1504, quando fu rimpiazzata dal  tostão. 



I ricercatori della BWR (Blue Water Recoveries), che avevano localizzato il sito già nel 1998, e le autorità omanite stanno accogliendo con comprensibile entusiasmo i risultati delle indagini scientifiche organizzate nel 2013, 2014 e 2015: si tratta di lavori complessi su un sito a bassissima profondità, caratterizzato da un notevole quantitativo di metalli concrezionati, materiali litici e oggetti minuti, e dall'assenza pressoché totale di legni navali. 



Per il direttore del progetto, David L. Mearns, la ricerca, svolta nella più rigida osservanza dei principi della Convenzione UNESCO del 2001, è ancora a un livello iniziale, ma ha delle potenzialità enormi. L'importante è andare avanti con i lavori: nuove infrastrutture sulle isole, e nella stessa baia del rinvenimento, potrebbero presto alterare lo scenario che ha preservato per cinque secoli una delle navi della idade dos descobrimentos


[Fonte: http://esmeraldashipwreck.com/]

domenica 21 febbraio 2016

A Udine il V Convegno Nazionale di Archeologia Subacquea

A vent'anni dal primo Convegno Nazionale (Anzio 1996) e a sei dall'ultimo (Genova 2010), parte da Udine una nuova chiamata a raccolta per gli archeologi subacquei italiani.

Attraverso tavoli di lavoro tematici, e riservando il maggior spazio possibile alla discussione e alle proposte, gli organizzatori (Università di Udine - Soprintendenza Archeologia del Friuli-Venezia Giulia) auspicano di poter gettare le basi per una rifondazione della disciplina. 
Un modo di ripartire in un momento in cui le tante problematiche accumulatesi nel corso degli anni, e la scarsa attenzione rivolta al settore dal mondo politico, pur in una fase di ristrutturazione generale del comparto dei Beni Culturali, sembrano aver fatto perdere all'archeosub italiana la vitalità, la ricchezza di idee e progetti e la spinta del passato. 

Riportiamo di seguito la Call ufficiale del Convegno, con scadenza 15 marzo.


venerdì 5 febbraio 2016

Mostre. I reperti del relitto Deltebre I arrivano a Barcellona

Girona, Alicante, Tarragona, ora Barcellona. La mostra di archeologia subacquea Deltebre I - Historia de un naufragio continua il suo percorso fra i musei di Spagna e approda al MAC, il Museu d'Arqueologia de Catalunya, nel cuore della capitale catalana.

Fino al prossimo 6 marzo, anche gli abitanti e i tanti visitatori di Barcellona potranno osservare da vicino alcuni straordinari oggetti recuperati dal CASC, il Centro di Archeologia Subacquea di Catalogna, fra i legni di una grande nave militare inglese affondata alla foce del fiume Ebro il 20 giugno del 1813; in quel principio di XIX secolo, cioè, in cui, nel contesto della Guerra di Indipendenza Spagnola (Guerra del Francés, 1808-1814), le artiglierie di Francia e Gran Bretagna si sfidavano sul suolo e nelle acque della Spagna. 

La scoperta del relitto, dovuta alla segnalazione di un subacqueo del luogo, è storia recente, e scaturisce dal lento ritirarsi del delta dell'Ebro: un fenomeno indotto dall'uomo che, invertendo l'avanzamento secolare della foce sta lentamente riportando alla luce navi e relitti del passato, finora protetti da una spessa coltre di sedimenti. 

Nel corso di alcune campagne, i tecnici del centro catalano, a bordo della leggendaria nave Thetis, hanno potuto scavare e documentare il relitto, recuperando preziose testimonianze di un tempo già lontano: casse di munizioni, proiettili di moschetto, bottoni delle divise, botti; e poi strumenti di navigazione, filtri per il sestante, compassi, persino il sigillo personale del Capitano, e alcune bottiglie di vino, in parte ancora sigillate e piene di Fondillón, pregiato rosso dolce di alta gradazione, frutto delle assolate terre d'Alicante. 

La mostra, accompagnata da un buon catalogo (liberamente scaricabile qui), da un'avvincente storia romanzata del naufragio e da un istruttivo video (che incorporiamo a questo post), è legata anche a una serie di attività:

*ogni domenica alle 12:30 
Visita guidata, Deltebre I. La història d’un naufragi, exposició temporal.

*giovedì 11, h. 19.30
Conferenza, Història de l’arqueologia subaquàtica a Catalunya (Xavier Nieto

*sabato 13, h. 17.00
Proiezione del documentario El Triunfante (Martí González Damonte)

*giovedì 25, h. 19.30
Conferenza Deltebre I. Història d’una excavació, (Gustau Vivar

Prenotazioni a infomac@gencat.cat o al +34934232149


Deltebre I. La historia de un naufragio from MARQ Arqueológico de Alicante on Vimeo.

martedì 26 gennaio 2016

Roma, un workshop sui porti del Mediterraneo antico alla British School

Segnaliamo un nuovo workshop dedicato alle ricerche in corso nei porti del Mediterraneo antico, nell'ambito del Portuslimen Project. Il convegno avrà luogo presso la British School at Rome giovedì 28 e venerdì 29 gennaio, dalle 9.00 alle 17.30.

Di seguito, il fitto e stimolante programma delle giornate:

venerdì 8 gennaio 2016

Gli Antichi sugli Oceani. Conferenza di Flavio Enei a Roma

Segnaliamo un'interessante conferenza di Flavio Enei, direttore del Museo del Mare e della Navigazione antica di Santa Severa,  dal titolo: "Gli antichi sugli oceani: Fenici Greci e Romani ai confini del mondo".

L'evento è in programma mercoledì 13 gennaio alle 17 nel salone Borromini della Biblioteca Vallicelliana (via della Chiesa Nuova 18, Roma).

Si tratta del primo appuntamento del 2016 con gli incontri di Archeologia in Vallicelliana, realizzati in collaborazione con Terra Italia onlus, un’associazione nata con finalità di solidarietà sociale e con l’obiettivo di promuovere attività nel campo dell'istruzione e della formazione, e della tutela, promozione e valorizzazione della cultura, in particolare salvaguardando e sostenendo l'indagine storica sull'Italia romana.










domenica 6 dicembre 2015

La favolosa scoperta del San José e i timori sul suo destino

Sul fondo del Mar dei Caraibi esiste un immenso cimitero di navi: una preziosa capsula del tempo, in grado di raccontare centinaia di storie di commerci, di battaglie, di pirati, ma anche un congiunto di favolose ricchezze, oro, argento, pietre preziose, lungamente al centro delle mire dei cacciatori di tesori di mezzo mondo.

Ora, una di queste navi, una delle più cercate, sarebbe stata finalmente ritrovata. E' stato direttamente il Presidente della Colombia a informare, infatti, che 'sin lugar a duda' sarebbe stato localizzato nelle acque delle Islas Rosario, 307 anni dopo il suo naufragio, il relitto del galeone San José.

Una nave leggendaria, forse più per i cacciatori di tesori che per gli archeologi, in virtù del suo favoloso carico di 11 milioni di monete d'oro, lingotti d'argento e smeraldi. Una grande unità navale affondata nel 1708 mentre cercava di rifugiarsi nel porto di Cartagena de Indias, costretta ad annullare la sua traversata atlantica e l'invio del suo prezioso carico alla corona di Spagna, a causa di scontri con le navi inglesi.

La scoperta, se confermata, sarebbe di importanza mondiale. Sul fondo, come mostrano le prime foto diffuse dagli archeologi, sono ancora visibili grandi quantità di ceramica, cannoni di bronzo, vetri, parte del legno dello scafo. La grande profondità sarebbe riuscita a preservare la nave sia dalle spedizioni dei cacciatesori che dai danni biologici che le calde e salate acque superficiali dei Caraibi solitamente causano ai relitti lignei.

Cosa succederà adesso? Il Presidente ha annunciato l'inizio di una lunga fase di lavori archeologici per il recupero dei materiali, e per la costituzione di un Museo a Cartagena de Indias. I vertici del ICANH, l'Istituto Colombiano di Antropologia e Storia sono specialisti di indubbio valore, e vigileranno certamente sulle operazioni. Non manca, però, nella comunità scientifica, un sottile timore sul destino del San José: la Colombia, in effetti, non ha mai ratificato la Convenzione UNESCO per il Patrimonio Culturale Subacqueo, e nel 2013 diede molto da discutere per la promulgazione di una legge in cui accettava e promuoveva la collaborazione con compagnie di ricerca private in cambio di una parte dei rinvenimenti: furono in molti, allora, a gridare contro quello che sembrò un patto pericoloso, ed è evidente che il caso del San José potrà dirci molto sulle intenzioni della Colombia nei riguardi del patrimonio subacqueo presente nelle proprie acque.



giovedì 3 dicembre 2015

Sunken cities. I tesori sommersi dell'Egitto in mostra al British Museum

Egitto, città sommerse, mondi perduti. Basta soffermarsi su queste poche parole per prevedere che la mostra Sunken cities. Egypt's lost worlds, in programma al British Museum dal 19 maggio al 27 novembre 2016, sarà un evento. In una delle sedi più prestigiose del mondo, infatti, troveranno ospitalità per alcuni mesi alcuni dei reperti maggiormente evocativi rinvenuti nella baia di Abukir negli ultimi vent'anni dal gruppo di ricerca coordinato da Franck Goddio. Reperti in parte già visti in diverse, suggestive esposizioni in giro  per l'Europa, e presentati decine di volte al pubblico con fotografie di grande impatto, solitamente accompagnate da titoloni sui mondi sommersi e, ça va sans dire, su Atlantide.

Reperti notevoli, quelli di Abukir, che consentono di ricostruire la storia di città un tempo fiorenti, Thonis-Herakleion, crocevia di popoli e merci e punti di contatto tra l'antichissimo mondo dell'Egitto e i regni del Mediterraneo ellenistico. Ritrovamenti eccezionali, avvenuti grazie alla caparbia scommessa di Goddio, personaggio discusso, estraneo per formazione al mondo dell'antichistica (nasce come matematico), e al forte sostegno economico offerto da sponsor di primissimo ordine, a cominciare dalla Hilti Foundation. 

Le ricerche hanno incorporato col tempo specialisti di elevato spessore scientifico, e c'è da augurarsi che, vista la mole dei materiali localizzati, possano presto essere diffusi studi e dati che sarebbero preziosi per la comprensione di un mondo complesso; dati che, non ce ne voglia Goddio, sono forse finora stati messi troppo in secondo piano, diluiti in una messe di prodotti su carta patinata, in cerca di un sensazionalismo sempre più marcato.


Il pubblico amerà l'esposizione di Londra, e sarà certamente una buona occasione per avvicinare la società all'archeologia subacquea e all'importanza della tutela del nostro passato sommerso. C'è da augurarsi che si ponga l'accento in particolare su questa, più che sul valore dei singoli tesori e delle statue ripescate (come apparso in presentazioni precedenti); e che, prima o poi, di fronte alle meraviglie riemerse dalla baia di Abukir, si possa parlare più di dati e meno di emozioni, più di Thonis, meno di Atlantide