mercoledì 3 agosto 2016

Archeosub, l'ISCR recluta archeologi, professionisti e imprese

Buone notizie per l'archeologia subacquea: l'Istituto Superiore per la Conservazione ed il Restauro si appresta ad inaugurare una densa stagione di progetti focalizzati sulla tutela, valorizzazione e messa in rete del patrimonio subacqueo di Campania, Calabria e  Puglia (progetto MUSAS), ed ha avviato le selezioni comparative per il conferimento di dieci incarichi di collaborazione. 

I progetti, finanziati dal Programma Operativo Nazionale (PON) "Cultura e Sviluppo" FESR 2014- 2020, permetteranno di mettere a frutto anni di ricerche e sperimentazioni sui materiali, condotte nei siti sommersi e semisommersi dell'Italia centrale e meridionale, e saranno un'occasione unica per la valorizzazione di siti come Baia, Egnazia e Kaulonia, caratterizzati da un'incredibile ricchezza di resti antichi eccezionalmente conservati.

A margine sono iniziate anche le indagini di mercato per conoscere le manifestazioni di interesse da parte di imprese per l'affidamento di un servizio di noleggio di mezzi nautici e assistenza ai subacquei nei siti sommersi oggetto dei lavori. 

Maggiori dettagli, insieme alle procedure per candidarsi, sono disponibili alla pagina:
http://www.icr.beniculturali.it/pagina.cfm?usz=1&uid=516 

domenica 24 luglio 2016

Le spettacolari immagini del relitto di Acitrezza (CT)

Mentre il MiBACT si appresta a rimpinguare finalmente l'organico con 500 nuove assunzioni (da domani, a Roma, le prove preselettive del nuovo concorso), nessuna delle quali orientata nello specifico verso l'archeologia subacquea, e mentre la riorganizzazione generale del Ministero e dell'intero comparto Cultura della nazione procede, ancora una volta senza alcun riferimento esplicito al patrimonio subacqueo italiano, ci pensa, al solito, la Soprintendenza del Mare della Regione Siciliana a mostrare cosa giace sui nostri fondali e quanti e quali eccellenti lavori si possano eseguire, investendo risorse e promuovendo competenze e professionalità.

Sono stati appena diramati alcuni degli splendidi risultati dei recenti lavori condotti sul relitto romano di Acitrezza sotto la direzione del Soprintendente del Mare Sebastiano Tusa, con il coordinamento dell’archeologo responsabile di zona Philippe Tisseyre e con il contributo di Salvo Emma per l'elaborazione dei dati in 3D; degni di nota la collaborazione tecnica del diving “Oceano Mare” di Massimo Ardizzoni che ha realizzato le riprese, e il supporto logistico offerto dal diving DNA Shock di Catania.


Secondo quanto comunicato dalla Soprintendenza, il carico, complesso, si presenta come un cumulo di anfore di almeno cinque tipi ed è molto interessante per comprendere il commercio marittimo e le rotte di redistribuzione nell'antichità. Al carico principale, composto da anfore greco italiche “di transizione” provenienti dalla Campania o dall'Etruria, si affiancavano alcune anfore Dressel 1C (una delle quali è stata recuperata durante le operazioni) e Lamboglia 2, e alcune anfore globulari di piccolo modulo. Una composizione che suggerirebbe un itinerario con numerosi scali o, più probabilmente, l'allestimento di un carico eterogeneo in un vero e proprio hub di redistribuzione, punto di arrivo e partenza per merci provenienti da differenti settori del Mediterraneo.

La ricostruzione 3D del relitto (lungo approssimativamente 15 metri e largo 4), che giace a una profondità compresa tra 65 e 80 metri ed era stato segnalato per la prima volta nel 2011 da G. Camaggi e G. Tomasello, è frutto della rielaborazione di oltre 1500 fotografie. I lavori proseguiranno ora con l'utilizzo di un ROV e permetteranno di approfondire la conoscenza del sito, che ha restituito anche le due ancore in piombo con ceppo e contromarra dell’imbarcazione, alcune tegole e un lungo tubo di sentina disposto sopra le anfore (preziosa indicazione del processo formativo del relitto probabilmente rovesciato di tre quarti sul fondale).

Il sito, informa la Soprintendenza, regolato dall'ordinanza dalla Capitaneria di Porto di Catania 121/2011, è tuttora visitabile, a condizione di essere in possesso di brevetti tecnici e sotto la guida dei diving center autorizzati.




lunedì 27 giugno 2016

Ritorno a Nemi: volontari visionari a caccia della terza nave di Caligola

Nuove ricerche, a partire dal prossimo 4 luglio, sul fondo del lago di Nemi, per cercare la 'terza nave' di Caligola: questo il contenuto di un articolo comparso oggi sulle pagine de Il Tempo, accompagnato dal solito, stucchevole titolo fantarcheologico e indianajonesco ("A Nemi si cerca l'arca perduta" - qualcuno spieghi al giornalista che, tra l'altro, l'arca di Indiana Jones era una cassetta, e non una nave come l'arca di Noé!).

Questi i fatti, in estrema sintesi: sul fondo del lago di Nemi, a due passi da Roma, come è noto, negli anni Venti si recuperarono due gigantesche navi-palazzo, appartenute all'imperatore Caligola; note da sempre, avvicinate, toccate, ferite e saccheggiate nel corso dei secoli, furono infine tirate in secca con una megalomane operazione di Benito Mussolini ('a  cui si deve oggi il merito di aver realizzato una delle più straordinarie imprese archeologiche del ventesimo secolo' scrive con leggerezza il disinformato giornalista del Tempo); dopo pochi anni i due straordinari relitti, ospitati in un gigantesco museo ancor oggi visitabile, andarono a fuoco in un incendio connesso agli eventi della Seconda Guerra Mondiale. 

Oggi, un gruppo di sub volontari, guidati dall’architetto Giuliano Di Benedetti, promotore del progetto, ha pianificato un tuffo nel punto più profondo del lago (-33 mt.) per verificare l'esistenza di una terza nave, di cui ci sarebbe traccia nelle relazioni di Fusconi, uno degli individui che saccheggiò i primi due relitti nell'Ottocento. 

Scettica, giustamente, la Soprintendenza: Giuseppina Ghini, che da anni lavora nell'area nemorense, conosce bene il bacino e sa che anche se in acqua esistono ancora reperti da documentare (per i quali dovrebbe partire a breve un lavoro scientifico), la fantomatica terza nave è un'invenzione

Dal canto nostro, ci auguriamo che il tuffo dei sommozzatori, sia esso un buco nell'acqua o no, non si trasformi in una caccia al tesoro, e che l'architetto visionario e i suoi compagni in muta siano accompagnati da archeologi subacquei qualificati, che possano vigilare sulle operazioni e sulle presunte ricerche. 

A scanso di equivoci, vale la pena ricordare che la Convenzione UNESCO per la Protezione del Patrimonio Culturale Subacqueo, scritta nel 2001, assimilata dall'Italia nel codice del 2004 e ufficialmente ratificate nel 2009 è molto precisa al riguardo delle competenze:
VII. Competence and qualifications 
Rule 22. Activities directed at underwater cultural heritage shall only be undertaken under the direction and control of, and in the regular presence of, a qualified underwater archaeologist with scientific competence appropriate to the project
Rule 23. All persons on the project team shall be qualified and have demonstrated competence appropriate to their roles in the project. 
Forse, al netto delle suggestioni indianajonesche, sarebbe ora di mettere da parte la fantarcheologia, e pensare a una gestione corretta e matura delle nostre ricchezze sommerse. 

venerdì 17 giugno 2016

La redenzione del tombarolo. Sub pentito restituisce reperti trafugati in mare

Colto da improvvisa e provvidenziale redenzione, spaventato dalle conseguenze penali del suo gesto o semplicemente scoraggiato di fronte alla difficoltà di smerciare articoli 'scottanti' sul mercato nero? Non sapremo mai, probabilmente, quale è stata davvero la causa che ha spinto un sub sardo, dopo aver lungamente spolpato e saccheggiato i fondali di Posada (NU), a restituire oltre 140 reperti trafugati alla comunità.

Marmi, anfore, oggetti lavorati; cocci senza valore e materiali scolpiti; elementi di bronzo e almeno una contromarra di un'ancora: c'è un po' di tutto nel bottino di reperti archeologici di età romana che il saccheggiatore pentito ha abbandonato sotto una quercia della campagna sarda. E che ora sono sotto esame da parte dei funzionari della Soprintendenza, i quali sperano, grazie alle indicazioni dello stesso sub, di poter eseguire a breve un sopralluogo sui fondali su cui, verosimilmente, doveva essersi posato il relitto di  almeno una nave. 

Sarà una buona occasione, allora, per valutare anche i danni che l'incauto subacqueo ha arrecato a un contesto unico e prezioso; perché al di là della soddisfazione per il recupero degli oggetti, altrimenti ignoti alla comunità scientifica e sottratti a quella società civile cui spetterebbero di diritto, resta il rammarico per un'azione di recupero non autorizzato che in ogni caso avrà alterato il fragile equilibrio del sito sommerso, compromettendo per sempre una grande quantità di dati riconoscibili solo dallo studio e dalla documentazione del relitto in situ.




domenica 29 maggio 2016

V Convegno Nazionale di Archeologia Subacquea: la call for papers


Archeologia Subacquea 2.0, il V Convegno Nazionale di Archeologia Subacquea previsto ad Udine per il prossimo settembre (dall'8 al 10 presso la sede di Palazzo Garzolini di Toppo-Wassermann), si avvicina e, completata la call e la valutazione per i tavoli di lavoro, è ora il momento di rispondere alla call for papers relativa ai singoli interventi.

C'è tempo fine al prossimo 15 giugno per sottoporre al comitato scientifico le proprie proposte.
La call completa, con tutte le informazioni, è disponibile qui:

venerdì 29 aprile 2016

Il cavallo di Troia, la balena di Pinocchio e la comunicazione dell'archeologia

Sta avendo grossa risonanza mediatica, in queste ore, un articolo del Corriere  relativo alla teoria dell'archeologo bresciano Francesco Tiboni in merito al Cavallo di Troia, da lui interpretato come una  nave fenicia dal nome Hippos. Tesi che sarà presto pubblicata in un paper per Archaeologia Maritima Mediterranea e in un articolo divulgativo per Archeologia Viva.

Tra gli addetti ai lavori, oggi sempre più in rete grazie anche ai social network, si è rapidamente accesa un'animata discussione: che il Cavallo di Troia fosse in realtà una nave, è teoria vecchia e ampiamente pubblicata, anche in studi recenti (da ultimo J. Ruiz de Arbulo "Los navegantes y lo sagrado. El barco de Troya. Nuevos argumentos para una explicación náutica del caballo de madera." In: X. Nieto y M.A.Cau (Eds): Arqueología Náutica Mediterránea, Monografies del CASC, 8, Girona,2009, 535-551). Tiboni, esperto di navigazioni per ambiti cronologici molto antichi, porta la ricerca più in là, confutando l'idea già diffusa di una nave sacra, e riconoscendo una tipologia precisa. 

Come spesso accade, è il sensazionalismo dato alla 'scoperta', e la ricerca dello scoop in una materia che procede su ritmi diversi, a penalizzare, in ultimo, il lavoro di un bravo studioso: anche al netto delle palesi imprecisioni del giornalista (a cominciare dal vascello del sommario), è forse il tono inutilmente trionfalistico del pezzo, il racconto indianajonesco della folgorazione dell'archeologo su una pagina di Pausania, la critica agli scettici,
a indurre all'errore, deformando un'idea scientifica di sicuro fascino, ma tutta da dimostrare (attendiamo con curiosità il paper per AMM) in una scoperta storica di portata globale.

A volte, purtroppo, si è così presi dall'idea di riscrivere la storia (a scanso di equivoci: ci riferiamo qui al giornalista, non allo studioso), che si finisce per ignorare il fatto che in ogni convegno e in ogni volume di riviste scientifiche, ci sono decine di nuovi studi, reinterpretazioni, riscritture. E allora, paradossalmente, per un archeologo come Tiboni, che, per chi non lo sapesse, ha lavorato nei porti di Genova e Taranto, ha scavato relitti importanti e pubblica spesso reperti di eccezionale interesse (tra gli ultimi, alcuni alberi di navi antiche), la visibilità maggiore arriva oggi su una annunciata (e non ancora edita) rilettura di un passo omerico che, beninteso, rifletterà anche temi e immagini di un mondo lontano, ma che resta pur sempre suggestione letteraria

E allora non ce ne voglia lo studioso, non si critica qui la sua posizione. Ci si limita a rilevare che la comunicazione dell'archeologia ha ancora qualche ruggine nel districarsi tra le mille storie del passato, tutte da raccontare.

martedì 19 aprile 2016

Furto a bordo dell'André Malraux, saccheggiato il gioiello dell'archeosub francese

Tra le imbarcazioni appositamente costruite per la ricerca archeologica sottomarina, l'André Malraux, a disposizione dei francesi del DRASSM (il Dipartimento di Ricerche Archeologiche Sottomarine) dal 2012, è certamente una delle più avanzate e meglio equipaggiate. 

Sembra, però, secondo quanto riportato da La Provence, che la nave,  solitamente impegnata su relitti e siti sommersi, ma talvolta ormeggiata anche per lunghi periodi alla sua base di Marsiglia, subisca da un po' di tempo atti di vandalismo più o meno gravi: ciurme di ragazzini che si arrampicano a bordo ("a volte anche in gruppi di 20 o 30") o che tentano di mollare gli ormeggi, piccoli o grandi furti.

L'ultimo episodio, pochi giorni fa, quando ci si è resi conto che dalla Malraux mancavano attrezzature per oltre 200.000 euro. Un conto salato, che ricorda gli 80.000 euro di danni subiti dalla precedente nave del DRASSM, l'Archéonaute.


venerdì 8 aprile 2016

La Spezia, localizzato il relitto dell'incrociatore Gioberti

Continuano a regalare sorprese le ricerche archeologiche in alto fondale nate nell'ambito degli accordi di collaborazione fra il MIBACT e la Marina Militare: stavolta dal mare riemerge la storia del Regio Cacciatorpediniere Vincenzo Gioberti, protagonista durante la Seconda Guerra Mondiale di oltre 200 missioni di guerra, e appena localizzato nei pressi dell’isola del Tino, nel Golfo di La Spezia, a circa 600 metri di profondità.

Il rinvenimento del relitto, affondato da un sommergibile il 9 agosto del 1943, è stato reso possibile grazie alle strumentazioni per ricerche profonde progettate dall’ingegner Guido Gay e installate sul catamarano Daedalus. Alla missione di documentazione, sul cacciamine Gaeta, hanno poi partecipato tecnici della Soprintendenza Archeologia della Liguria e lo stesso scopritore Guido Gay.

Il cacciatorpediniere Gioberti, lungo 106,7 metri e in grado di raggiungere una velocità di 39 nodi, faceva parte della 9^ Squadriglia Cacciatorpediniere con i gemelli della classe “Poeti” Alfieri, Oriani e Carducci. Costruito nel cantiere O.T.O. di Livorno fu varato nel 1936 e consegnato alla Marina l’anno successivo. 
Durante il conflitto 1940-43 partecipò a 216 missioni di guerra, tra le quali 12 di ricerca del nemico, culminate nelle battaglie di Punta Stilo, Capo Teulada, Gaudo e Matapan, Prima Sirte, Mezzo giugno e Mezzo agosto. 
Scortò con successo 60 convogli, ed eseguì 31 missioni di trasporto urgente di truppe e materiali, oltre a bombardamenti controcosta, pose di mine e caccia antisom, percorrendo complessivamente 74.071 miglia.





lunedì 4 aprile 2016

Un "galeone" nelle acque di Giulianova (TE), e la solita storia della caccia al tesoro (con forziere e dobloni)

Sembra confermata la notizia, trapelata da poche ore, del rinvenimento di un relitto nelle acque di Giulianova (TE), lungo il litorale adriatico abruzzese. La scoperta sarebbe da attribuirsi a Walter Squeo, segretario regionale di Federpesca Abruzzo e capo del consorzio di gestione delle vongolare, che avrebbe dichiarato, rientrando da un'uscita di raccolta di molluschi: “All’interno di uno dei cestini ho trovato una strana bottiglia contenente ancora del liquido, apparentemente vino. Inoltre in quel punto l’acqua era così limpida che si riusciva a vedere il fondale, nonostante il moto ondoso dei giorni precedenti. Io ho avuto l’impressione che ci fosse uno scafo adagiato su un fianco con un grosso albero al centro”.

Si tratterebbe di un galeone, secondo quanto riferito (ma chi si occupa di archeologia subacquea sa bene quanta confusione esista quando ci si riferisce a una qualsiasi imbarcazione a vela): "su questi fondali, a meno di 2 miglia dalla costa, ad una profondità di appena 9 metri, giace un’imbarcazione che avrebbe all’incirca 300, forse 400 anni. Sembra un galeone, di quelli con alberi maestosi che solcavano i mari caraibici agli inizi del XVIII secolo."

Il sindaco Mastromauro, dopo una breve ricognizione della Croce Rossa Italiana (sic!) ha rilasciato un'intervista affermando che "si tratta di una scoperta che ha dell’incredibile, se confermata. Valuteremo l’ipotesi di creare un museo subacqueo in quel punto. Chiaro che i tesori dovranno essere recuperati. E credo che al Comune di Giulianova spetti anche una parte del valore. Mi hanno riferito che sotto uno strato di mezzo metro di sabbia e fango potrebbe trovarsi persino un forziere contenente pietre preziose e monete in oro. Il valore? Per adesso inestimabile. Ma potremmo superare i 30milioni di euro”.

La scoperta di un relitto nella zona è senza dubbio possibile (si pensi al cd. galeone di Pesaro), anche se il fondo sabbioso dell'Adriatico e l'impatto della pesca a strascico non facilitano le ricerche archeologiche.  Colpisce, comunque, la quantità di imprecisioni e di informazioni fuorvianti rilasciate a mezzo stampa. A cominciare dalle foto di strane anfore e cannoncini pubblicate ad esempio qui e riprese nella pagina facebook MIBACT Archeomar.

Si tratta in realtà dei cannoni del galeone San José, scoperto in Colombia e annunciato alla stampa lo scorso 6 dicembre [ne parlavamo qui]: le foto sono quelle ufficiali rilasciate dal governo colombiano.
Pericolosa anche la definizione di tesoro in mare, per un sito ancora non al sicuro e potenzialmente allo scoperto. Assolutamente delirante, poi, la stima del suddetto 'tesoro' in un valore di trenta milioni di euro, così come le immagini romantiche del forziere con oro e dobloni (degne di un buon film Disney, o di un kit Lego), e le rivendicazioni di un presunto premio per il Comune (!).

Per non parlare delle presunte dispute tra campanili:
C’è un aspetto però che Mastromauro non tiene al momento in considerazione. Lo scafo è adagiato, secondo le coordinate fornite da Squeo e dai rilievi del nucleo sommozzatori con il sistema Gps, tra Giulianova (lato di poppa) e Cologna Spiaggia (lato di prua), quindi nel territorio comunale di Roseto. Il sindaco Enio Pavone questa mattina sarà informato dalle autorità. E’ chiaro che potrebbe aprirsi un contenzioso. Ma non spetterà né a Mastromauro, né a Pavone prendere decisioni. Bensì alla Soprintendenza del Mare ai Beni Archeologici Subacquei.
Si tranquillizzino, sindaci e articolista: in Italia non esiste nessuna Soprintendenza del Mare ai Beni Archeologici Subacquei, anche se tante volte si è pensato di crearne una sul modello dell'esistente (quella, si) Soprintendenza del Mare della Regione Siciliana. E in ogni caso le (chiare) leggi dello Stato in maniera di rinvenimenti, terrestri e subacquei, non permetteranno liti tra sindaci.

Cautela. Nel caso di rinvenimenti subacquei ci vorrebbe sempre cautela. E politici, giornalisti, "scopritori" dovrebbero pensarci. Speriamo che nel forziere del galeone, tra dobloni e preziosi, trovino anche un po' di buon senso.


Giulianova, tesoro in mare...


mercoledì 23 marzo 2016

Sicilia, dispositivi high tech per visite interattive ai siti archeologici sommersi

Non smette di stupire, la Soprintendenza del Mare: è stato appena presentato a Palermo un nuovo sistema di fruizione in immersione dei siti archeologici subacquei, basato su dispositivi portatili high-tech, in grado di fornire informazioni dettagliate su siti, relitti e reperti delle acque siciliane.

Un po' come per i musei sulla terraferma, dove sono ormai sempre più diffuse le etichette interattive basate sui QR codes decodificabili dagli smartphone. Con un sistema simile, i subacquei potranno puntare i loro apparecchi su apposite targhette, assicurate con piccole boe a relitti, anfore e ceppi d'ancora; in un attimo, sul display scafandrato del dispositivo compariranno tutte le informazioni richieste, in italiano o in inglese, per un'esperienza finora impensabile. 

L’innovativo sistema sarà in funzione nei sette itinerari culturali subacquei realizzati nell’ambito del Programma Operativo Interregionale Attrattori culturali, naturali e turismo (POIn) con il progetto “Itinerari Culturali Subacquei in Sicilia”. A Taormina sarà quindi possibile visitare il cosiddetto “Relitto delle colonne”, a Capo Passero il Relitto dei marmi, a Ustica Punta Falconiera e Punta Spalmatore, a Noto il Relitto delle anfore, a Marettimo il Relitto dei cannoni e a Marzamemi ancora il Relitto delle colonne.

“La divulgazione e la valorizzazione del patrimonio culturale sommerso - ha dichiarato il Soprintendente Sebastiano Tusa - sono state fin dagli inizi fra le attività più sentite della Soprintendenza del Mare, con la progettazione e l'attivazione di percorsi/itinerari o parchi archeologici subacquei visitabili in linea con i principi della Convenzione Unesco sulla protezione del patrimonio culturale sommerso. Tale iniziativa si basa sulla convinzione che la tutela del mare non può prescindere dalla conoscenza e dalla sensibilizzazione non solo dei cosiddetti addetti ai lavori, ma anche del pubblico più vasto. Laddove l’immersione risulta difficile abbiamo così sperimentato con successo i primi sistemi di telecontrollo e telefruizione a distanza ponendo alcune telecamere subacquee nei pressi di un relitto e rimandando il segnale a terra mediante cavi e trasmissione via etere. [---] Questo progetto contribuisce in maniera rilevante ad accrescere la riconoscibilità ed il valore sociale e culturale di un patrimonio – quello culturale sottomarino – a lungo negletto e, soprattutto, in balia di pochi speculatori. E' un progetto che accresce in maniera esponenziale il valore dell’offerta culturale che emana dal patrimonio storico-archeologico sottomarino siciliano, con ricadute non indifferenti sia sull’incremento del livello di conoscenze della popolazione sia nell’offerta turistica culturale della Sicilia”.

Investimenti sulla valorizzazione e sull'arricchimento delle esperienze di fruizione dei siti sommersi: ancora una volta, è la Sicilia a mostrare la strada.






mercoledì 16 marzo 2016

Ricerche in Oman sul relitto dell'Esmeralda di Vasco da Gama

Sul fondo di una baia incontaminata nell'isola di Al Hallaniyat, a 45 km dalle coste meridionali dell'Oman, un gruppo di ricercatori sta documentando da tempo i resti di un antico naufragio. 
Secondo le fonti ufficiali, potrebbe trattarsi dell'Esmeralda, una delle più antiche navi della Carreira da India, appartenuta alla flotta di Vasco da Gama e capitanata da suo zio, Vicente Sodré, affondata nel 1503 durante un fortunale.  



Monete, ceramiche e armi rinvenute semicelate da alcune grandi concrezioni sul fondale, sembrano in effetti suggerire che la nave affondata al largo della Penisola Arabica fosse una nao di grandi dimensioni, armata pesantemente, affondata nei primissimi anni del XVI secolo: il che, grazie anche alla ricchissima documentazione proveniente dagli archivi portoghesi, rimanda all'Esmeralda o alla São Pedro, naufragate in circostanze simili, durante la stessa spedizione (più verosimilmente la prima, che viaggiava in un convoglio separato ed era maggiormente armata). La data del 1498 sulla campana di bordo, i numerosi cruzados di Dom Manuel, le armi e le artigliere forniscono cronologie coerenti e ben definite; per non parlare di un indio d'argento, la ghost coin manuelina: una moneta rarissima (se ne conservava finora un solo esemplare) emessa per le spedizioni nelle Indie Orientali  per appena cinque anni, dal 1499 al 1504, quando fu rimpiazzata dal  tostão. 



I ricercatori della BWR (Blue Water Recoveries), che avevano localizzato il sito già nel 1998, e le autorità omanite stanno accogliendo con comprensibile entusiasmo i risultati delle indagini scientifiche organizzate nel 2013, 2014 e 2015: si tratta di lavori complessi su un sito a bassissima profondità, caratterizzato da un notevole quantitativo di metalli concrezionati, materiali litici e oggetti minuti, e dall'assenza pressoché totale di legni navali. 



Per il direttore del progetto, David L. Mearns, la ricerca, svolta nella più rigida osservanza dei principi della Convenzione UNESCO del 2001, è ancora a un livello iniziale, ma ha delle potenzialità enormi. L'importante è andare avanti con i lavori: nuove infrastrutture sulle isole, e nella stessa baia del rinvenimento, potrebbero presto alterare lo scenario che ha preservato per cinque secoli una delle navi della idade dos descobrimentos


[Fonte: http://esmeraldashipwreck.com/]

domenica 21 febbraio 2016

A Udine il V Convegno Nazionale di Archeologia Subacquea

A vent'anni dal primo Convegno Nazionale (Anzio 1996) e a sei dall'ultimo (Genova 2010), parte da Udine una nuova chiamata a raccolta per gli archeologi subacquei italiani.

Attraverso tavoli di lavoro tematici, e riservando il maggior spazio possibile alla discussione e alle proposte, gli organizzatori (Università di Udine - Soprintendenza Archeologia del Friuli-Venezia Giulia) auspicano di poter gettare le basi per una rifondazione della disciplina. 
Un modo di ripartire in un momento in cui le tante problematiche accumulatesi nel corso degli anni, e la scarsa attenzione rivolta al settore dal mondo politico, pur in una fase di ristrutturazione generale del comparto dei Beni Culturali, sembrano aver fatto perdere all'archeosub italiana la vitalità, la ricchezza di idee e progetti e la spinta del passato. 

Riportiamo di seguito la Call ufficiale del Convegno, con scadenza 15 marzo.


venerdì 5 febbraio 2016

Mostre. I reperti del relitto Deltebre I arrivano a Barcellona

Girona, Alicante, Tarragona, ora Barcellona. La mostra di archeologia subacquea Deltebre I - Historia de un naufragio continua il suo percorso fra i musei di Spagna e approda al MAC, il Museu d'Arqueologia de Catalunya, nel cuore della capitale catalana.

Fino al prossimo 6 marzo, anche gli abitanti e i tanti visitatori di Barcellona potranno osservare da vicino alcuni straordinari oggetti recuperati dal CASC, il Centro di Archeologia Subacquea di Catalogna, fra i legni di una grande nave militare inglese affondata alla foce del fiume Ebro il 20 giugno del 1813; in quel principio di XIX secolo, cioè, in cui, nel contesto della Guerra di Indipendenza Spagnola (Guerra del Francés, 1808-1814), le artiglierie di Francia e Gran Bretagna si sfidavano sul suolo e nelle acque della Spagna. 

La scoperta del relitto, dovuta alla segnalazione di un subacqueo del luogo, è storia recente, e scaturisce dal lento ritirarsi del delta dell'Ebro: un fenomeno indotto dall'uomo che, invertendo l'avanzamento secolare della foce sta lentamente riportando alla luce navi e relitti del passato, finora protetti da una spessa coltre di sedimenti. 

Nel corso di alcune campagne, i tecnici del centro catalano, a bordo della leggendaria nave Thetis, hanno potuto scavare e documentare il relitto, recuperando preziose testimonianze di un tempo già lontano: casse di munizioni, proiettili di moschetto, bottoni delle divise, botti; e poi strumenti di navigazione, filtri per il sestante, compassi, persino il sigillo personale del Capitano, e alcune bottiglie di vino, in parte ancora sigillate e piene di Fondillón, pregiato rosso dolce di alta gradazione, frutto delle assolate terre d'Alicante. 

La mostra, accompagnata da un buon catalogo (liberamente scaricabile qui), da un'avvincente storia romanzata del naufragio e da un istruttivo video (che incorporiamo a questo post), è legata anche a una serie di attività:

*ogni domenica alle 12:30 
Visita guidata, Deltebre I. La història d’un naufragi, exposició temporal.

*giovedì 11, h. 19.30
Conferenza, Història de l’arqueologia subaquàtica a Catalunya (Xavier Nieto

*sabato 13, h. 17.00
Proiezione del documentario El Triunfante (Martí González Damonte)

*giovedì 25, h. 19.30
Conferenza Deltebre I. Història d’una excavació, (Gustau Vivar

Prenotazioni a infomac@gencat.cat o al +34934232149


Deltebre I. La historia de un naufragio from MARQ Arqueológico de Alicante on Vimeo.

martedì 26 gennaio 2016

Roma, un workshop sui porti del Mediterraneo antico alla British School

Segnaliamo un nuovo workshop dedicato alle ricerche in corso nei porti del Mediterraneo antico, nell'ambito del Portuslimen Project. Il convegno avrà luogo presso la British School at Rome giovedì 28 e venerdì 29 gennaio, dalle 9.00 alle 17.30.

Di seguito, il fitto e stimolante programma delle giornate:

venerdì 8 gennaio 2016

Gli Antichi sugli Oceani. Conferenza di Flavio Enei a Roma

Segnaliamo un'interessante conferenza di Flavio Enei, direttore del Museo del Mare e della Navigazione antica di Santa Severa,  dal titolo: "Gli antichi sugli oceani: Fenici Greci e Romani ai confini del mondo".

L'evento è in programma mercoledì 13 gennaio alle 17 nel salone Borromini della Biblioteca Vallicelliana (via della Chiesa Nuova 18, Roma).

Si tratta del primo appuntamento del 2016 con gli incontri di Archeologia in Vallicelliana, realizzati in collaborazione con Terra Italia onlus, un’associazione nata con finalità di solidarietà sociale e con l’obiettivo di promuovere attività nel campo dell'istruzione e della formazione, e della tutela, promozione e valorizzazione della cultura, in particolare salvaguardando e sostenendo l'indagine storica sull'Italia romana.










domenica 6 dicembre 2015

La favolosa scoperta del San José e i timori sul suo destino

Sul fondo del Mar dei Caraibi esiste un immenso cimitero di navi: una preziosa capsula del tempo, in grado di raccontare centinaia di storie di commerci, di battaglie, di pirati, ma anche un congiunto di favolose ricchezze, oro, argento, pietre preziose, lungamente al centro delle mire dei cacciatori di tesori di mezzo mondo.

Ora, una di queste navi, una delle più cercate, sarebbe stata finalmente ritrovata. E' stato direttamente il Presidente della Colombia a informare, infatti, che 'sin lugar a duda' sarebbe stato localizzato nelle acque delle Islas Rosario, 307 anni dopo il suo naufragio, il relitto del galeone San José.

Una nave leggendaria, forse più per i cacciatori di tesori che per gli archeologi, in virtù del suo favoloso carico di 11 milioni di monete d'oro, lingotti d'argento e smeraldi. Una grande unità navale affondata nel 1708 mentre cercava di rifugiarsi nel porto di Cartagena de Indias, costretta ad annullare la sua traversata atlantica e l'invio del suo prezioso carico alla corona di Spagna, a causa di scontri con le navi inglesi.

La scoperta, se confermata, sarebbe di importanza mondiale. Sul fondo, come mostrano le prime foto diffuse dagli archeologi, sono ancora visibili grandi quantità di ceramica, cannoni di bronzo, vetri, parte del legno dello scafo. La grande profondità sarebbe riuscita a preservare la nave sia dalle spedizioni dei cacciatesori che dai danni biologici che le calde e salate acque superficiali dei Caraibi solitamente causano ai relitti lignei.

Cosa succederà adesso? Il Presidente ha annunciato l'inizio di una lunga fase di lavori archeologici per il recupero dei materiali, e per la costituzione di un Museo a Cartagena de Indias. I vertici del ICANH, l'Istituto Colombiano di Antropologia e Storia sono specialisti di indubbio valore, e vigileranno certamente sulle operazioni. Non manca, però, nella comunità scientifica, un sottile timore sul destino del San José: la Colombia, in effetti, non ha mai ratificato la Convenzione UNESCO per il Patrimonio Culturale Subacqueo, e nel 2013 diede molto da discutere per la promulgazione di una legge in cui accettava e promuoveva la collaborazione con compagnie di ricerca private in cambio di una parte dei rinvenimenti: furono in molti, allora, a gridare contro quello che sembrò un patto pericoloso, ed è evidente che il caso del San José potrà dirci molto sulle intenzioni della Colombia nei riguardi del patrimonio subacqueo presente nelle proprie acque.



giovedì 3 dicembre 2015

Sunken cities. I tesori sommersi dell'Egitto in mostra al British Museum

Egitto, città sommerse, mondi perduti. Basta soffermarsi su queste poche parole per prevedere che la mostra Sunken cities. Egypt's lost worlds, in programma al British Museum dal 19 maggio al 27 novembre 2016, sarà un evento. In una delle sedi più prestigiose del mondo, infatti, troveranno ospitalità per alcuni mesi alcuni dei reperti maggiormente evocativi rinvenuti nella baia di Abukir negli ultimi vent'anni dal gruppo di ricerca coordinato da Franck Goddio. Reperti in parte già visti in diverse, suggestive esposizioni in giro  per l'Europa, e presentati decine di volte al pubblico con fotografie di grande impatto, solitamente accompagnate da titoloni sui mondi sommersi e, ça va sans dire, su Atlantide.

Reperti notevoli, quelli di Abukir, che consentono di ricostruire la storia di città un tempo fiorenti, Thonis-Herakleion, crocevia di popoli e merci e punti di contatto tra l'antichissimo mondo dell'Egitto e i regni del Mediterraneo ellenistico. Ritrovamenti eccezionali, avvenuti grazie alla caparbia scommessa di Goddio, personaggio discusso, estraneo per formazione al mondo dell'antichistica (nasce come matematico), e al forte sostegno economico offerto da sponsor di primissimo ordine, a cominciare dalla Hilti Foundation. 

Le ricerche hanno incorporato col tempo specialisti di elevato spessore scientifico, e c'è da augurarsi che, vista la mole dei materiali localizzati, possano presto essere diffusi studi e dati che sarebbero preziosi per la comprensione di un mondo complesso; dati che, non ce ne voglia Goddio, sono forse finora stati messi troppo in secondo piano, diluiti in una messe di prodotti su carta patinata, in cerca di un sensazionalismo sempre più marcato.


Il pubblico amerà l'esposizione di Londra, e sarà certamente una buona occasione per avvicinare la società all'archeologia subacquea e all'importanza della tutela del nostro passato sommerso. C'è da augurarsi che si ponga l'accento in particolare su questa, più che sul valore dei singoli tesori e delle statue ripescate (come apparso in presentazioni precedenti); e che, prima o poi, di fronte alle meraviglie riemerse dalla baia di Abukir, si possa parlare più di dati e meno di emozioni, più di Thonis, meno di Atlantide

mercoledì 4 novembre 2015

Barcellona, un convegno su isole e insularità nel Mediterraneo Antico



Si inaugurerà domani, 5 novembre, all'Università di Barcellona il convegno INSVLAE,  dedicato alle isole nel Mediterraneo antico.
Nel corso di due giornate di lavori si proverà ad affrontare il tema dell'insularità nel Mare Nostrum, analizzando casi di studio diversi, dalle Baleari, alle Pontine, alle Eolie, fino a Rodi e Creta, con lo scopo di animare la discussione scientifica sulle conseguenze dell'isolamento nel mondo antico, e sul ruolo di isole grandi e piccole nella rete della relazioni marittime antiche.

Di seguito, si riporta il programma del simposio:

5 NOVEMBRE

09:00 Registration | Registre
09:30 Opening | Inauguració

Pere J. QUETGLAS NICOLAU
Vice-Rector for Communication and Projection
Ignasi-X. ADIEGO LAJARA
Director of the Dept. of Latin Philology
Javier VELAZA FRÍAS
Organizer of the Congress

10:00 Roman power and the productivity and connectivity of islands
Nicholas PURCELL
University of Oxford

11:00 Aportaciones de la epigrafía al estudio del mando provincial romano durante la República: los casos de Sicilia y Sardinia
Alejandro DÍAZ FERNÁNDEZ

11:30 Coffee break | Pausa cafè

12:00 Insular identity
Attilio MASTINO – Raimondo ZUCCA
Università di Sassari

13:00 Comercio e identidad cultural: el caso
de las cupae
Giulia BARATTA

13:30 The view from the island: isolation, exile and the Ariadne myth
Nikoletta MANIOTI

14:00 Lunch break | Dinar

16:30 Islands, seafaring and sailing routes of the Western Mediterranean
Pascal ARNAUD
Université Lyon 2

17:30 La navigation dans les Îles Eoliennes (Sicile) : l’apport de l’archéologie sous-marine
Philippe TISSEYRE

18:00 Le isole Pontine in età romana: note di epigrafia e archeologia sottomarina
Michele STEFANILE

18:30 Rotte e approdi lungo la costa cilentana, dalle suggestioni mitiche ai dati archeologici
Salvatore AGIZZA

19:00 Rodi, l'isola del vino sacro agli Dei
Valentina PORCHEDDU

6 NOVEMBRE

09:30 Insulae and their impact on piracy in the Roman Mediterranean
Volker GRIEB
Helmut-Schmidt-Universität der Bundeswehr Hamburg

10:30 El comercio del vino de la Creta romana: análisis de redes onomástico-geográficas
Daniel J. MARTÍN-ARROYO SÁNCHEZ

11:00 Panorama teatral de la Sicilia tardorepublicana e imperial: lengua, identidad y cultura
Víctor GONZÁLEZ GALERA

11:30 Coffee break | Pausa cafè

12:00 The islands in Pliny the Elder’s work
Francisco OLIVEIRA
Universidade de Coimbra

13:00 Origo ab occasu solis (Plin. NH III 3): il ruolo delle isole del Mediterraneo Occidentale nel commercio di prodotti da salagione lusitani
Sónia BOMBICO – Cristina NERVI

13:30 La vocación mediterránea en la imagen  epigráfica y arqueológica de Tróia (Setúbal, Portugal)
Sílvia TEIXEIRA

14:00 Lunch break | Dinar

16:30 Circulation of materials: the Balearic islands
Marc MAYER OLIVÉ
Universitat de Barcelona

17:30 Insular epigraphy or epigraphic insularity: the case of Insulae Baliares
Javier VELAZA FRÍAS

18:00 Aparición y duración de los nombres de los archipiélagos, las islas y las ciudades de Baleares y Pitiusas
Josep AMENGUAL I BATLE

18:30 La “insularidad” antigua de las Islas Pitiusas desde la perspectiva de la arqueología marítima
Marcus HERMANNS


domenica 4 ottobre 2015

Esperti italiani al lavoro sui marmi del relitto di Antikythera

Saranno gli studiosi dell'ISCR, l'Istituto Superiore per la Conservazione ed il Restauro, ad analizzare il degrado di ventiquattro statue marmoree recuperate dal relitto di Antikythera, oggi al Museo Nazionale di Atene.

Il gruppo di ricerca, guidato da Barbara Davidde e Sandra Ricci, che già da tempo studiano i danni causati dagli agenti biodeteriogeni su antichi marmi e manufatti lapidei recuperati dal mare, sarà in Grecia dal 12 al 24 ottobre, e procederà a una campagna di documentazione fotografica, analisi e campionamenti. Un lavoro importante, che consentirà di ampliare le nostre conoscenze sui meccanismi che si instaurano nel momento in cui statue e preziosi marmi finiscono in acqua marina, e al tempo stesso di pianificare le strategie migliori per la stabilizzazione, la conservazione ed il restauro. 

Il relitto di Antikythera, spesso citato per la scoperta dello straordinario meccanismo, capolavoro della meccanica antica di precisione, fu oggetto di recuperi ai primi del Novecento: tra materiali ceramici, vetri e opere d'arte bronzee (come l'Efebo), si rinvennero anche preziose sculture marmoree; nonostante il forte degrado causato dalla lunghissima permanenza sui fondali del Mediterraneo, le forme superstiti permisero di riconoscere le copie di originali famosi come l'Afrodite Cnidia di Prassitele e l'Ercole Farnese.

Nel 2013, il Ministero Ellenico della Cultura ha ripreso i lavori sul sito, di fatto mai indagato scientificamente, regalando immagini fortemente suggestive dal luogo di un naufragio ancora per buona parte da studiare. 


giovedì 1 ottobre 2015

Aeolian Islands Underwater Archaeology Project

Sono proseguite anche quest'anno le ricerche avviate dalla Soprintendenza del Mare nel 2014 nei fondali delle Isole Eolie, in collaborazione con la Global Underwater Explorer (GUE) (ne parlavamo qui). 

L'Aeolian Islands Underwater Archaeology Project, che ha visto per questa stagione sub e tecnici impegnati nei fondali di Lipari, Filicudi e Panarea, sotto la direzione di Sebastiano Tusa e Roberto La Rocca, mira a una maggiore conoscenza del grande patrimonio disseminato nelle acque dell'arcipelago eoliano, in particolare intorno a batimetriche ancora poco accessibili alla subacquea ricreativa, laddove relitti e siti sono tuttora perfettamente integri e ben conservati. 

Durante il mese di settembre del 2015 sono andate avanti le indagini già intraprese nel 2014 sul relitto Panarea III, a 115 metri di profondità: i tecnici hanno reso possibile la realizzazione di una innovativa fotogrammetria tridimensionale che consentirà agli archeologi della Soprintendenza del Mare lo studio del relitto e la potenziale dinamica del suo affondamento. Dal sito sono stati recuperati anche alcuni reperti: alcuni piatti da pesce, tre anfore greco italiche e un'anfora punica Mana C.

A Lipari sono invece stati svolti approfondimenti nello straordinario contesto della Secca di Capistello, dove sono stati rinvenuti un ceppo in piombo di età ellenistico-romana completo di contromarra, una brocchetta pertinente probabilmente al corredo di bordo di una delle navi inabissatesi nell’areale e un altare votivo che faceva parte della dotazione di bordo (louterion), completo di base e colonna modanata. Quest'ultimo, in particolare, costituisce una scoperta eccezionale per la rarità del ritrovamento e per la difficoltà del recupero. Il reperto, infatti, si trovava alla ragguardevole profondità di 114 metri, in prossimità di uno strapiombo abissale. Il recupero è stato fatto dal team di subacquei GUE con un’immersione durata oltre 5 ore, grazie all’utilizzo di rebreathers.

Le attività si sono concluse nell'isola di Filicudi, dove sono state condotte delle prospezioni ad ampio spettro tra gli 80 e i 100 metri di profondità, coprendo tutto il settore compreso tra il porto e la secca di Capo Graziano. Durante le immersioni è stata effettuata anche la verifica dello stato di salute e la documentazione video fotografica del famoso relitto della nave posacavi "Città di Milano", inabissatasi nei pressi della Secca di Capo Graziano ad una profondità prossima ai 130 metri. 



mercoledì 30 settembre 2015

Fabio Maniscalco, archeologo subacqueo, eroe. Un libro per raccontare la sua storia

E' scomparso ormai da sette anni Fabio Maniscalco,  archeologo subacqueo, brillante studioso, eroe della salvaguardia del patrimonio in zone di conflitto.

Sette anni fa, a causa dell'uranio impoverito e dei metalli pesanti assorbiti mentre cercava di salvare i tesori dell'arte dalla furia della guerra in ex-Jugoslavia,  si spegneva, ancora giovane, nella sua Napoli; solo poche settimane prima, di fronte alla condanna decretata dalla sua malattia, era stata avanzata l'idea di proporre il suo nome per il Nobel per la pace.

Oggi un libro racconta la sua storia (si presenta a Napoli, al circolo ILVA di Bagnoli, il 30 settembre alle 18.30): Oro dentro. Un archeologo in trincea: Bosnia, Albania, Kosovo, Medio Oriente (Skira ed., 192 pag., 16 euro), scritto da Laura Sudiro, archeologa e giornalista, e da Giovanni Rispoli, giornalista e storico, è il doloroso racconto di un'esistenza generosa, del lavoro, dei sogni e delle speranze di un giovane studioso, giunto a rischiare, e a sacrificare, la vita in nome dei propri ideali. 

Attraverso il ricordo di chi lo ha conosciuto, gli autori sono riusciti a ripercorrere le tappe di una carriera intensa e durissima: un faticoso ventennio di precariato e soddisfazioni, incertezze e speranze, diviso tra le tante attività svolte in patria, dalla ricerca archeologica sul campo, nelle acque di Baia, alla pubblicazione di saggi, manuali e monografie, fino alle docenze universitarie all'Orientale di Napoli, e le continue missioni all'estero, nei luoghi devastati dai conflitti dei Balcani, tra musei saccheggiati e antichità da salvare.

Nelle pagine di Oro dentro, le immagini delle vicende di Fabio Maniscalco sono forti e contrastate, come fu la sua esistenza. E' giovanissimo, in sella a una moto, ad attendere la compagna di sempre, Mariarosaria, in una mattina di sole; o, teso, nella pancia di un C-130 in atterraggio a Sarajevo, mentre il pilota cerca di schivare i colpi che partono da terra; o in acqua, nel Golfo di Pozzuoli, a trilaterare gli ambienti sprofondati del vicus Lartidianus, e in aula, all'Università, a spiegare i principi dell'archeologia subacquea, e la tutela dei beni culturali in area di crisi. E' in ospedale, alla fine, e la tristezza che vela la sua storia, per chi ne conosce l'esito, diviene per il lettore un pugno allo stomaco.

Se fosse ancora fra noi, oggi, Fabio Maniscalco sarebbe probabilmente impegnato a salvare i tesori dell'archeologia dalle distruzioni dell'ISIS e della guerra, ancora una volta in trincea per l'arte, come ha sempre vissuto; o, magari, si troverebbe nuovamente al lavoro, nelle acque dell'amata Baia, a documentare le strutture antiche sommerse del bradisismo, e a proseguire l'opera di ricerca intrapresa ormai più di vent'anni fa. Non c'è più. E non resta che raccontarne, e ascoltarne, la storia.

lunedì 28 settembre 2015

Gaeta, gli archeologi subacquei dell'Orientale di Napoli al lavoro nella villa romana di Fontania

Si sono appena concluse le ricerche sul campo dell'Università di Napoli "L'Orientale" nella grande villa marittima di età romana semisommersa in località Fontania, a Gaeta (LT).

Il grande complesso, caratterizzato da imponenti piloni, articolate architetture e grandiose strutture realizzate a partire dall'età tardo-repubblicana, si affacciava su una delle baie più suggestive del litorale laziale, sfruttandone la conformazione naturale, e al tempo stesso plasmando il paesaggio secondo il gusto e le necessità dei proprietari.

Non resta molto, oggi, dell'antica residenza sull'aspro promontorio di Fontania, profondamente trasformato dal proliferare di villini e costruzioni moderne vista mare; si conservano invece ancora notevoli evidenze sulla spiaggia, già opportunamente documentate da recenti lavori della Soprintendenza Archeologica del Lazio, e importanti resti nello specchio acqueo antistante, protetti dall'aumento del livello del mare nel corso dei secoli.

Proprio su questi avanzi di antiche strutture, periodicamente scoperti e ricoperti dalle mareggiate e dalla sabbia, gli archeologi e gli studenti dell'Orientale, guidati da Fabrizio Pesando e Michele Stefanile, hanno concentrato le loro attività di ricerca, documentando fasi e interventi edilizi, periodi di frequentazione e di abbandono, soluzioni architettoniche e gusti decorativi.

I lavori nella villa di Fontania sono stati svolti nell'ambito del Southern Latium Underwater Survey, progetto di ricerca dell'ateneo partenopeo in convenzione con la Soprintendenza Archeologica, e si inseriscono nel solco delle campagne già svolte a Gianola (2013 e 2014) e Sperlonga (2014 e 2015).

Le indagini hanno permesso di mettere a fuoco l'estensione e la complessità delle strutture architettoniche superstiti, testimonianze preziose ed estremamente fragili di una civiltà che seppe intervenire massicciamente sul paesaggio costiero, valorizzandone le bellezze e le particolarità, all'interno di uno scenario unico al mondo.

Toccherà adesso agli archeologi impegnati sul campo elaborare i dati raccolti e procedere a una ricostruzione affidabile dell'imponente residenza.