giovedì 1 ottobre 2015

Aeolian Islands Underwater Archaeology Project

Sono proseguite anche quest'anno le ricerche avviate dalla Soprintendenza del Mare nel 2014 nei fondali delle Isole Eolie, in collaborazione con la Global Underwater Explorer (GUE) (ne parlavamo qui). 

L'Aeolian Islands Underwater Archaeology Project, che ha visto per questa stagione sub e tecnici impegnati nei fondali di Lipari, Filicudi e Panarea, sotto la direzione di Sebastiano Tusa e Roberto La Rocca, mira a una maggiore conoscenza del grande patrimonio disseminato nelle acque dell'arcipelago eoliano, in particolare intorno a batimetriche ancora poco accessibili alla subacquea ricreativa, laddove relitti e siti sono tuttora perfettamente integri e ben conservati. 

Durante il mese di settembre del 2015 sono andate avanti le indagini già intraprese nel 2014 sul relitto Panarea III, a 115 metri di profondità: i tecnici hanno reso possibile la realizzazione di una innovativa fotogrammetria tridimensionale che consentirà agli archeologi della Soprintendenza del Mare lo studio del relitto e la potenziale dinamica del suo affondamento. Dal sito sono stati recuperati anche alcuni reperti: alcuni piatti da pesce, tre anfore greco italiche e un'anfora punica Mana C.

A Lipari sono invece stati svolti approfondimenti nello straordinario contesto della Secca di Capistello, dove sono stati rinvenuti un ceppo in piombo di età ellenistico-romana completo di contromarra, una brocchetta pertinente probabilmente al corredo di bordo di una delle navi inabissatesi nell’areale e un altare votivo che faceva parte della dotazione di bordo (louterion), completo di base e colonna modanata. Quest'ultimo, in particolare, costituisce una scoperta eccezionale per la rarità del ritrovamento e per la difficoltà del recupero. Il reperto, infatti, si trovava alla ragguardevole profondità di 114 metri, in prossimità di uno strapiombo abissale. Il recupero è stato fatto dal team di subacquei GUE con un’immersione durata oltre 5 ore, grazie all’utilizzo di rebreathers.

Le attività si sono concluse nell'isola di Filicudi, dove sono state condotte delle prospezioni ad ampio spettro tra gli 80 e i 100 metri di profondità, coprendo tutto il settore compreso tra il porto e la secca di Capo Graziano. Durante le immersioni è stata effettuata anche la verifica dello stato di salute e la documentazione video fotografica del famoso relitto della nave posacavi "Città di Milano", inabissatasi nei pressi della Secca di Capo Graziano ad una profondità prossima ai 130 metri. 



Nessun commento:

Posta un commento