giovedì 3 dicembre 2015

Sunken cities. I tesori sommersi dell'Egitto in mostra al British Museum

Egitto, città sommerse, mondi perduti. Basta soffermarsi su queste poche parole per prevedere che la mostra Sunken cities. Egypt's lost worlds, in programma al British Museum dal 19 maggio al 27 novembre 2016, sarà un evento. In una delle sedi più prestigiose del mondo, infatti, troveranno ospitalità per alcuni mesi alcuni dei reperti maggiormente evocativi rinvenuti nella baia di Abukir negli ultimi vent'anni dal gruppo di ricerca coordinato da Franck Goddio. Reperti in parte già visti in diverse, suggestive esposizioni in giro  per l'Europa, e presentati decine di volte al pubblico con fotografie di grande impatto, solitamente accompagnate da titoloni sui mondi sommersi e, ça va sans dire, su Atlantide.

Reperti notevoli, quelli di Abukir, che consentono di ricostruire la storia di città un tempo fiorenti, Thonis-Herakleion, crocevia di popoli e merci e punti di contatto tra l'antichissimo mondo dell'Egitto e i regni del Mediterraneo ellenistico. Ritrovamenti eccezionali, avvenuti grazie alla caparbia scommessa di Goddio, personaggio discusso, estraneo per formazione al mondo dell'antichistica (nasce come matematico), e al forte sostegno economico offerto da sponsor di primissimo ordine, a cominciare dalla Hilti Foundation. 

Le ricerche hanno incorporato col tempo specialisti di elevato spessore scientifico, e c'è da augurarsi che, vista la mole dei materiali localizzati, possano presto essere diffusi studi e dati che sarebbero preziosi per la comprensione di un mondo complesso; dati che, non ce ne voglia Goddio, sono forse finora stati messi troppo in secondo piano, diluiti in una messe di prodotti su carta patinata, in cerca di un sensazionalismo sempre più marcato.


Il pubblico amerà l'esposizione di Londra, e sarà certamente una buona occasione per avvicinare la società all'archeologia subacquea e all'importanza della tutela del nostro passato sommerso. C'è da augurarsi che si ponga l'accento in particolare su questa, più che sul valore dei singoli tesori e delle statue ripescate (come apparso in presentazioni precedenti); e che, prima o poi, di fronte alle meraviglie riemerse dalla baia di Abukir, si possa parlare più di dati e meno di emozioni, più di Thonis, meno di Atlantide

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